Archivio per aprile 2011

Tutti i Libretti di Verdi

Ogni melomane che si rispetti ha, nella sua biblioteca, una personale collezione di libretti.
L’esigenza pratica di avere a disposizione quanti più testi possibile con un minimo ingombro di spazio ha portato alla pubblicazione di numerose raccolte, dedicate in particolar modo agli autori più amati, tanto che nei lontani (si fa per dire) anni ’90 la Newton & Compton Editori inserì nel proprio catalogo 5 interessanti integrali librettistiche (Mozart, Rossini, Bellini, Verdi e Wagner) affidate alla cura di Piero Mioli. Di queste cinque integrali solo una (Verdi) è rimasta, attualmente, nel catalogo della casa editrice ma non dispero che, prima o poi anche le altre trovino la via di una ristampa; nel frattempo, se le trovate in una libreria ben fornita o in una bancarella, il mio consiglio è quello di accaparrarvele assolutamente.
L’unica integrale rimasta in catalogo, dicevo, è quella verdiana, più volte ristampata nel corso degli anni, prima in una nuova ed elegante veste grafica in occasione del centenario del 2001 e ora nella nuova serie dei Mammut, con una stilizzata caricatura del compositore di Busseto in copertina. L’edizione si fa apprezzare innanzitutto per la sua estrema completezza e, in effetti, le note di copertina recitano, non senza enfasi:

Fuorché la musica, tutto. Il pubblico del teatro di Verdi troverà in questo volume, a parte la musica, le note, la partitura (che sono logico appannaggio specialistico), tutti i testi dei libretti, integrali, e una ricca serie di rubriche volte a introdurre, a saggiare, a documentare, ad accompagnare l’ascolto.

Il libretto integrale di ogni opera viene accompagnato da un’esauriente introduzione storica e da ricche appendici, dove trovano spazio nella loro (quasi) totalità eventuali varianti alternative, riferite all’opera presa in esame. Spesso nelle appendici si trovano autentiche chicche o curiosità come, ad esempio, la prima stesura di alcune scene del Rigoletto o l’imbarazzante versione censurata della cabaletta “Sempre libera” della Traviata, che si rivelano elementi assai utili per entrare al meglio nel mondo e nell’estetica del melodramma italiano dell’800.

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Opera al Cinema

Segnalo a chiunque fosse nei pressi di Macerata il prossimo appuntamento con l’opera lirica trasmessa in HD al Cine Teatro Italia (via Gramsci n°25, Macerata).

Il 3 maggio, alle 20.30, è prevista l’Aida di Giuseppe Verdi dal Maggio Musicale Fiorentino.

Interpreti principali: Hui He, Marco Berti, Ambrogio Maestri e Luciana D’Intino

Dirige Zubin Mehta, Regia di Ferzan Ozpetek e Scene di Dante Ferretti

Dalle 20.00, per chi vorrà, una breve introduzione all’opera a cura del sottoscritto.

Per info e prenotazioni potete contattare i seguenti numeri: 0733/237472 o 340 84 76 106

Costo del biglietto 12 euro

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Malibraniana

L’unico recupero integrale di un articolo dal mio vecchio blog (Avanguardia Lirica), anche se in questo caso più che di recupero parlerei di una radicale riscrittura. Alle note preparate in occasione dell’uscita del recital Maria di Cecilia Bartoli per la Decca ho aggiunto anche qualche breve riflessione su due prodotti successivi, sempre editi dalla Decca, ovvero il dvd del concerto di Barcellona, nell’ambito del tour “Maria”, e l’incisione integrale di Sonnambula.

MariaCecilia Bartoli

Il cd

Questa non vuole essere una recensione dell’album Maria di Cecilia Bartoli, dedicato alla figura e alla leggenda di Maria Malibran e lanciato, nel 2007, dalla Decca con grande battage pubblicitario e una serie di meritevoli iniziative per approfondire l’arte e la vita della grande artista ottocentesca. Più che una recensione mi interessa, difatti, stendere qualche veloce nota circa i criteri filologici e storici, che ho trovato abbastanza discutibili, utilizzati nell’impaginazione del programma, nella scelta editoriale delle arie, alcune delle quali venivano incise per la prima volta proprio in questo cd, e nella stesura delle note del booklet.

Il titolo, mi si passi l’ossimoro, è furbescamente ingenuo, per un album pubblicato in concomitanza con il trentennale (2007) della morte della Callas: “Maria”. Ovvio che si tratti della Malibran, però, insomma, un po più di buon gusto non avrebbe guastato (così come non avrebbe guastato in alcune delle foto del booklet): ma in un disco non mi pare tanto interessante la grafica quanto il contenuto e, come spesso avviene nell’ultima Bartoli, è stato proprio il contenuto, ricco di arie sconosciute e in prima registrazione assoluta, a spingermi all’acquisto. Proprio per questo motivo (estremo interesse musicale della proposta) credo che una maggiore cura nella presentazione del materiale musicale oggetto dell’esecuzione sarebbe stata doverosa e auspicabile.

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Eliza, ou Le voyage aux glaciers du Mont St. Bernard di Cherubini

«Si direbbe che, alzandosi al di sopra del soggiorno degli uomini, ci si lascino tutti i sentimenti bassi e terrestri, e che, a mano a mano che ci si avvicina alle regioni eteree, l’anima sia toccata in parte dalla loro inalterabile purezza.» (J.J.Rousseau, Julie, ou la Nouvelle Héloīse)

Nel 1761 Jean-Jacques Rousseau ambientava il suo celebre romanzo epistolare Julie, ou la Nouvelle Héloīse in una “cittadina ai piedi delle Alpi”, utilizzando la loro enorme imponenza per suggerire quel desiderio di elevazione presente nell’animo del protagonista. Comincia da queste pagine un interesse via via più intenso per la catena montuosa, tale da culminare nella famosa spedizione realizzata da Jacques Balmat e Michel Gabriel Paccard che, nel pomeriggio dell’8 agosto 1786, raggiunsero per primi la vetta del Monte Bianco. Le Alpi erano stabilmente entrate nella storia delle arti come oggetto estetico (e non più solo come mostruosità naturali) tanto che il loro progressivo accostamento a trame che avevano come protagoniste fanciulle pure e innocenti (nell’800 c’è solo l’imbarazzo della scelta: Sonnambula, Linda di Chamounix…) ha portato il critico Emanuele Senici a riferirsi a queste opere come a quelle delle “vergini alpine”. La purezza dell’aria e la trasparenza del cielo, nonché ovviamente il senso di esaltazione e grandiosità dato dalla visione delle alte cime, erano un perfetto contraltare delle virtù (purezza e, soprattutto, castità) connesse alle protagoniste di questi lavori. Il legame sarà così potente che lascerà residui anche in alcuni tra i personaggi dell’opera del tardo Ottocento e del Novecento (Wally di Catalani o la Minnie della pucciniana Fanciulla del West).

Ma non è di questo che vorrei parlare: all’interno delle opere ambientate nella rarefatta aria montana ce n’è una, in particolare, decisamente affascinante e che, curiosamente, non ha ancora trovato la via di una ripresa moderna con rigorosi criteri filologici: Eliza, ou Le voyage aux glaciers du Mont St. Bernard di Luigi Cherubini, tra i più affascinanti lavori dell’autore di Médée.

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Opera al Cinema

Segnalo a chiunque fosse nei pressi di Macerata il prossimo appuntamento con l’opera lirica trasmessa in HD al Cine Teatro Italia (via Gramsci n°25, Macerata).

Il 26 aprile, alle 20.00, è previsto Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini dal Teatro Regio di Parma.

Dalle 19:30, per chi vorrà, una breve introduzione all’opera a cura del sottoscritto.

Per info e prenotazioni potete contattare i seguenti numeri: 0733/237472 o 340 84 76 106
Costo del biglietto 12 euro

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Upcoming

A breve su queste pagine un viaggio nelle Alpi con:

Eliza, ou Le voyage aux glaciers du Mont St. Bernard di Luigi Cherubini

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Maria Stuarda travestita: Buondelmonte

Un’opera nata per caso

Gli appassionati conoscono assai bene le sfortunate vicende che, nel 1834, accompagnarono la stesura di Maria Stuarda, programmata e improvvisamente proibita al Teatro San Carlo di Napoli. Donizetti lavorò all’opera per l’intera estate del 1834 assieme al giovanissimo Giuseppe Bardari (qui alla sua prima – e unica – prova come librettista), dopo aver invano ricercato la collaborazione di Felice Romani. Il debutto era previsto per il 6 luglio ma i ritardi di Romani e la conseguente scelta di Bardari fecero spostare la data al 15 agosto per rimandarla ancora ai primi di settembre. Da notare che il libretto, sottoposto alla censura il 19 luglio, non era mai stato ufficialmente approvato e, nell’attesa, le prove e la messa in opera di scene e costumi proseguivano alacremente. Il 4 settembre Bardari venne convocato dal censore Francesco Ruffa che richiese ampi cambiamenti: effettuati questi si dava per scontato un imminente debutto dell’opera, tanto che la prova generale venne effettuata o il 5 o il 6 settembre con esiti assai felici (come narra lo stesso Donizetti in due lettere). Il 7 settembre, tuttavia, l’opera venne proibita e dichiarata non accettabile, nonostante i cambiamenti nel libretto già operati da Bardari. Sul perché di questo improvviso divieto è possibile formulare solo ipotesi, alcune delle quali diventate quasi subito leggenda:

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