Malibraniana

L’unico recupero integrale di un articolo dal mio vecchio blog (Avanguardia Lirica), anche se in questo caso più che di recupero parlerei di una radicale riscrittura. Alle note preparate in occasione dell’uscita del recital Maria di Cecilia Bartoli per la Decca ho aggiunto anche qualche breve riflessione su due prodotti successivi, sempre editi dalla Decca, ovvero il dvd del concerto di Barcellona, nell’ambito del tour “Maria”, e l’incisione integrale di Sonnambula.

MariaCecilia Bartoli

Il cd

Questa non vuole essere una recensione dell’album Maria di Cecilia Bartoli, dedicato alla figura e alla leggenda di Maria Malibran e lanciato, nel 2007, dalla Decca con grande battage pubblicitario e una serie di meritevoli iniziative per approfondire l’arte e la vita della grande artista ottocentesca. Più che una recensione mi interessa, difatti, stendere qualche veloce nota circa i criteri filologici e storici, che ho trovato abbastanza discutibili, utilizzati nell’impaginazione del programma, nella scelta editoriale delle arie, alcune delle quali venivano incise per la prima volta proprio in questo cd, e nella stesura delle note del booklet.

Il titolo, mi si passi l’ossimoro, è furbescamente ingenuo, per un album pubblicato in concomitanza con il trentennale (2007) della morte della Callas: “Maria”. Ovvio che si tratti della Malibran, però, insomma, un po più di buon gusto non avrebbe guastato (così come non avrebbe guastato in alcune delle foto del booklet): ma in un disco non mi pare tanto interessante la grafica quanto il contenuto e, come spesso avviene nell’ultima Bartoli, è stato proprio il contenuto, ricco di arie sconosciute e in prima registrazione assoluta, a spingermi all’acquisto. Proprio per questo motivo (estremo interesse musicale della proposta) credo che una maggiore cura nella presentazione del materiale musicale oggetto dell’esecuzione sarebbe stata doverosa e auspicabile.

La prima imprecisione è nell’aria dell’Elisir d’amore, la cui composizione è attribuita alla stessa Malibran ma che forse fu del marito Bériot: il dibattito è aperto dato che nelle note si specifica che le due copie della versione per piano portano attribuzioni diverse causate dalla firma, “M. de Bériot”, che potrebbe significare sia “Monsieur” che “Maria” de Bériot. Ma non è nell’attribuzione l’imprecisione: si dice, infatti, che quest’aria è alla sua “world premiere recording”, ma in realtà la cabaletta è stata incisa nientemeno che da Joan Sutherland nel suo Elisir Decca del 1970, mentre l’aria (che ha una linea vocale più grave rispetto all’originale) venne affrontata anche da Fanny Toresella (la prima Tilda di Cilea) nel lontano 1903. Niente prima assoluta, quindi, e essendo l’incisione della Sutherland pubblicata dalla medesima casa discografica questo aspetto mi è parso assai curioso. Quello che tuttavia ho trovato discutibile è stata la scelta di eseguire “Nel dolce incanto”, così come la cabaletta della pazzia di Elvira nei Puritani, senza il da capo che, invece, la prassi dell’opera ottocentesca prescriverebbe. La perplessità aumenta in considerazione del fatto che proprio l’aspetto filologico nella moderna esecuzione belcantista fu oggetto, all’uscita dell’album, di una serie di dichiarazioni fin troppo avventate, soprattutto tenendo presente che il debutto in Norma, al momento dell’intervista, era ancora di là da venire per l’artista romana.

Il problema dei tagli (soprattutto per la pazzia dei Puritani) interessò anche la stampa del settore all’uscita del cd. Rispondendo infatti a un intervistatore che le chiedeva il perché del taglio del da capo di “Vien diletto” la Bartoli ha risposto: “Perché un cd contiene al massimo 80 minuti di musica e qui ce ne sono 79. Volevo dare un quadro il più possibile ampio della musica cantata dalla Malibran(Classic Voice n. 100, settembre 2007) adducendo le stesse motivazioni per la mancanza di recitativo e cabaletta di Norma, posta come una sorta di Bonus Track al termine dell’album: “Vedi sopra: non c’era spazio. sarebbe stato bello fare un disco doppio, ma non era possibile“.

Sarà, ma resta il fatto che, al di là della lodevole intenzione di vendere un disco utilizzato al massimo della sua capacità (onestamente non se ne può più di recital venduti a prezzo pieno che magari durano 50-60 minuti) proprio l’aspetto filologico esce pesantemente compromesso da questa scelta, e non basta elogiare, nelle note, il suono del flauto originale che renderebbe l’aspetto più fragile del “Casta Diva”: simili tagli andavano segnalati nel libretto di accompagnamento.

Si sarebbe potuto evitare di includere nell’album il finale della Sonnambula, poi in effetti pubblicata integralmente sempre con l’Orchestra La Scintilla, e incidere meglio i pezzi proposti senza escludere dal cd un frammento delizioso come “Yon moon o’er the mountains” da The Maid of Artois di Balfe, l’ultima opera composta per la Malibran e presente solo nel dvd: peraltro si tratta di una delle arie in cui Cecilia Bartoli risulta più ispirata e convincente. Oltre all’aria di Balfe è stata incisa e poi esclusa dalla scaletta definitiva anche “Una voce poco fa”, dal rossiniano Barbiere di Siviglia, edita comunque nell’ultimo recital della Bartoli Sospiri.

Tornando alle note trovo poi discutibile da parte degli estensori affermare, come si fa con nonchalance nel booklet, che le parti di Amina e Norma andrebbero affidate esclusivamente a un mezzosoprano (peraltro entrambe hanno avuto già interpretazioni assai valide in questo senso, come Frederica Von Stade nel primo caso e Grace Bumbry o Shirley Verrett nel secondo) nonché teorizzare che la voce della Malibran sarebbe stata più potente e estesa alle estremità (acuti e gravi) con un registro centrale invece abbastanza fragile. Si tratta di affermazioni sin troppo categoriche ed effettuate su basi che mi paiono deboli.

La romanza dell’Ines de Castro di Persiani

Un altra track che mi ha lasciato perplesso è stata la grande romanza dell’Ines de Castro di Giuseppe Persiani, da cui (tanto per cominciare) manca l’introduzione orchestrale, ledendo quindi l’atmosfera drammatica del pezzo. Curiosamente nell’esecuzione non si segue l’edizione critica curata da Paola Ciarlantini, andata in scena per ben due volte (Jesi 1999, pubblicata anche in cd da Bongiovanni, e Coimbra 2003): la spia è la diversità testuale del primo verso, che recita “Cari giorni a me sereni” in luogo del “Cari giorni a me ridenti” proposto nell’edizione critica (oltretutto più in linea con il rapporto di rime alternate ABAB CDCD delle due strofe della romanza):

Cari giorni a me ridenti
d’innocenza e di virtù,
foste brevi, siete spenti,
né a brillar tornate più.

Nel dolor è scorsa intera
la prim’ora dell’età,
mia giornata innanzi a sera
nel dolor tramonterà.

Facendovi un giro qui e immettendo i due incipit si può ben rilevare come alcune copie dell’aria staccata recitino in effetti la dicitura “sereni”, anche se “ridenti” è la lezione riportata nelle due copie manoscritte alla base dell’edizione critica. Sia chiaro che eseguire un’edizione critica non è assolutamente obbligatorio: un’edizione critica è uno strumento che un artista può decidere di seguire o meno ma, nel caso in cui si decida di non seguirla (soprattutto per opere di così desueto ascolto) riterrei utile spiegare le fonti alternative, considerando anche che l’edizione critica del capolavoro di Persiani è libera, disponibile e consultabile alla Biblioteca Planettiana di Jesi. Dell’opera, inoltre, esistono due versioni (quella pensata per la Malibran, che la creò, e quella adattata per la Tacchinardi Persiani, moglie dell’autore, che la rese celebre) e l’edizione critica allestita a Jesi si basa proprio sull’edizione Malibran, per cui sarebbe stata adattissima allo scopo.

I miei ringraziamenti per il materiale di approfondimento fornito vanno a Paola Ciarlantini , curatrice dell’edizione critica di Ines de Castro, che mi ha dato molte utili “dritte”, e a Giulia Grisi del Corriere della Grisi, che mi ha gentilmente fornito il brano della Torresella, poi reperito anche su YouTube.

Il dvd

Proprio perché meno condizionato dai canonici 80′ il dvd risulta più godibile e, anzi, le minori limitazioni relative alla durata permettono, stavolta, di ascoltare l’aria dell’Ines de Castro comprensiva della sua introduzione orchestrale, il che indubbiamente aiuta nella definizione del clima espressivo e poetico del brano in questione. Rispetto al cd, inoltre, trovano spazio anche la deliziosa aria di Balfe nonché due brani rossiniani da opere in cui la Malibran fece furore: il Rondò finale della Cenerentola (di cui la Bartoli è un’interprete assai celebre e celebrata) e la lunga scena della Canzone del Salice di Desdemona dall’Otello, ruolo che verrà portato in scena dalla cantante romana nella prossima stagione a Zurigo.

Si avverte meno ed è meno fastidiosa la sensazione di un programma costruito unendo quanti più pezzi possibile (sensazione che, ahimé, trovavo evidente nel cd) e l’indubbia comunicativa della Bartoli ha modo di emergere coinvolgendo con entusiasmo il pubblico di Barcellona, sede dell’evento registrato live.

Alla registrazione del concerto spagnolo segue un secondo dvd bonus con un lungo documentario che mette a paragone Cecilia Bartoli e Maria Malibran. Il video è spesso interessante ma aggiunge ben poco che non si sapesse alle nostre conoscenze circa la diva spagnola, sembrando più che altro un abile prodotto commerciale dove è la Bartoli a essere posta in evidenza, piuttosto che la Malibran.

La Sonnambula

L’interesse di Cecilia Bartoli per Maria Malibran si è concretizzato, oltre che nel progetto Maria, anche in una serie di eventi discografici e live (nella cui linea si può senz’altro inserire anche il prossimo debutto in Otello) tra cui spiccano la prima ripresa in epoca moderna della Clari di Fromental Halévy (registrata live a Zurigo e edita in dvd dalla Decca) e, soprattutto, un’attesissima Sonnambula belliniana presentata in pompa magna come la prima collaborazione discografica tra Cecilia Bartoli e Juan Diego Flórez. Si tratta, in realtà, di un’altra inesattezza perché la prima collaborazione discografica tra i due artisti avvenne alla fine degli anni ’90, nell’ambito della registrazione delle Cantate rossiniane effettuata da Riccardo Chailly per la Decca, con Le nozze di Teti, e di Peleo.

Dal punto di vista esecutivo pregi e difetti della Bartoli si ritrovano in questa Amina come nel recital che l’ha preceduta (cd o dvd è lo stesso): chi la amata la amerà, probabilmente, anche qui mentre chi, come il sottoscritto, nutre delle riserve, continuerà a nutrirle. Da notare tuttavia il singolare gelo espressivo di Flórez, il cui Elvino appre sicuramente più convincente e palpitante nel dvd registrato al Metropolitan di New York, mentre particolarmente interessante appare l’utilizzo di strumenti d’epoca nel rendere il trasparente universo dell’idillio belliniano. Curioso notare che il battage pubblicitario di Maria prima e di questa Sonnambula poi, vista come ulteriore omaggio della Bartoli nel bicentenario malibraniano, deve aver condotto i fan a un deciso fraintendimento sull’esistenza di una fantomatica “versione Malibran” del capolavoro belliniano: la spia è un elegante cornice nel booklet che racchiude una nota dove i produttori spiegano che, ovviamente, non esiste alcuna “versione Malibran” ma che quella contenuta nel cd non è altro che l’edizione critica dell’opera a cura di Alessandro Roccatagliati e Luca Zoppelli, sia pure con alcuni numeri eseguiti nelle tonalità “di tradizione” (senza che la cosa, sia chiaro, desti scandalo alcuno, data l’astrale difficoltà della tessitura di Elvino). L’esecuzione è, comunque, integrale anche se l’assolo delle due trombe nel II Atto prima dell’aria di Elvino era stato inciso anche da Bonynge nelle sue due registrazioni con la Sutherland.

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