Archivio per maggio 2011

Tutti i libretti di Bellini

Come già fatto per Verdi e per Rossini dedico un post anche all’integrale dei libretti belliniani, edita nel 1997 dalla Newton & Compton Edizioni sempre a cura di Piero Mioli. Anche in questo caso, come per Rossini, il volume è fuori produzione, al momento, quindi l’unica speranza di reperirlo è tramite librerie specializzate e/o particolarmente ben fornite o spulciando tra le bancarelle grazie al solito “colpo di fortuna”.
Come per Verdi e Rossini vengono pubblicati tutti libretti delle opere belliniane in edizione integrale e corredata da esaurienti e approfondite note di introduzione, nonché da ampie Appendici ricche di varianti alternative e stralci dalle fonti letterarie alla base dei vari soggetti (è il caso della Zaira di Voltaire). Particolarmente interessante appare l’Appendice alla Sonnambula, in cui viene trascritto il testo dei frammenti musicati da Bellini dell’incompiuto Ernani, l’opera che avrebbe dovuto andare in scena accanto alla donizettiana Anna Bolena nella mitica stagione del Teatro Carcano di Milano del 1830 e il cui progetto abortì per essere convertito, appunto, nella Sonnambula (dei frammenti musicati di Ernani è stata peraltro realizzata un’incisione discografica a cura della Bongiovanni).
Particolarmente interessante anche l’Appendice ai Capuleti ed i Montecchi, in cui trova spazio l’intero finale del Giulietta e Romeo di Nicola Vaccaj (un’opera precedente il capolavoro del catanese e composta sempre su libretto di Felice Romani) la cui scena conclusiva venne così spesso sostituita a quella belliniana da essere indicata, nell’edizioni Ricordi tradizionale, come vero e proprio “Finale alternativo su musica di Nicola Vaccaj”.
I casi di opere con versioni alternative autografe ricevono trattamenti differenti nella pubblicazione: per il giovanile Adelson e Salvini è sembrato troppo complicato relegare le varianti in Appendice, quindi i libretti della I e II versione vengono editi l’uno di seguito all’altro, mentre per quel che riguarda le varianti di Bianca e Fernando esse vengono riportate in Appendice, pubblicando nel testo la versione originale del libretto (intitolata Bianca e Gernando).
Diverso è il caso dei Puritani, di cui viene pubblicato il libretto originario in versione integrale (comprensivo quindi del Terzetto “Se il destino a me t’invola” e del duetto “Da quel dì che ti mirai”) con la struttura delle due versioni note (Parigi – Grisi e Napoli – Malibran) indicata prima del testo e i frammenti variati per Napoli (tra cui la frase di Elvira “È vostra vittima” che sostituisce “Ella è spirante”) relegati in Appendice.
Come nelle altre pubblicazioni il volume è aperto da una nota biobibliografica ed è chiuso dai Ragguagli Librari; è del pari presente la rubrica discografica dedicata a ogni titolo, ovviamente aggiornata al 1997.

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Opera al Cinema

Segnalo a chiunque fosse nei pressi di Macerata il prossimo appuntamento con l’opera lirica trasmessa in HD al Cine Teatro Italia (via Gramsci n°25, Macerata).
Il 6 giugno, alle 19.00, sono previste Le Nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart dal Teatro Real di Madrid.

Interpreti principali: Nathan Gunn, Annette Dasch, Aleksandra Kurzak, Pietro Spagnoli, Alessandra Marianelli e Carlos Chausson.
Dirige Víctor Pablo Pérez, regia di Emilio Sagi.
Dalle 18.30, per chi vorrà, una breve introduzione all’opera a cura del sottoscritto.
Per info e prenotazioni potete contattare i seguenti numeri: 0733/237472 o 340 84 76 106
Costo del biglietto 12 euro

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Una Straniera (en attendant…)

Un inusuale, ma bellissimo, ascolto come “introduzione musicale” dei prossimi tre post di Non solo Belcanto, che saranno dedicati alla segnalazione di Tutti i libretti di Bellini e alle regie belliniane di Hugo De Ana.

Raina Kabaivanska in una struggente interpretazione della scena finale di Alaide da La Straniera di Vincenzo Bellini, tratta da un suo recital vocale. La Sofia Philharmonic Orchestra è diretta da Maurizio Arena (1981)

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Il Compleanno di Tristano (e Isotta)

Il rapporto tra opera e cinema è strano. In quanto genere per sua natura (si canta anziché parlare) privo di realismo, il teatro lirico appare incompatibile, per tempi drammatici ed espressività, con il dinamismo richiesto dal mezzo cinematografico, a dispetto degli evidenti debiti con il melodramma che, soprattutto nei suoi primi anni di vita, il cinema ha contratto. Per aprire questa nuova categoria del blog, dedicata ai rapporti tra opera e cinema, non ho scelto una delle molte trasposizioni cinematografiche (alcune riuscite, altre meno) di opere liriche ma un film più particolare, scoperto per caso grazie allo spirito di iniziativa di un’amica che ha ben pensato di propormene la visione dopo essere stata costretta dal sottoscritto a un barbaro lungo pomeriggio di ascolti wagneriani.
Il Compleanno di Marco Filiberti (2009), difatti, è un film profondamente permeato dalla musica e, in parte, dall’estetica wagneriana e proprio per questo motivo il previsto contrappasso (il film è bello, ma la tematica è indubbiamente pesante e la visione lascia una discreta tensione addosso) ha portato alla scoperta di un prodotto interessante e persuasivo, peraltro in parte girato a Jesi con il contributo della Fondazione Pergolesi Spontini. Spulciando in rete ho trovato molte recensioni al film, molte assolutamente negative e, almeno secondo il modesto punto di vista di un melomane che non ha le competenze per essere anche un critico cinematografico, anche ingiuste, perché non mi pare che si sia tenuto conto dell’estrema importanza che Wagner (e il Wagner di Tristan und Isolde) ha nella gestione dell’atmosfera generale del film. Questi brevi note, quindi, non vogliono essere una recensione del film e non ne hanno la pretesa, ma semplicemente vogliono essere una riflessione “a margine” sui rapporti con Wagner che trovo assolutamente evidenti nella regia e nella sceneggiatura di Filiberti.

Attenzione SPOILER: continuando a leggere verrà svelata la trama del film

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Opera al cinema

Segnalo a chiunque fosse nei pressi di Macerata il prossimo appuntamento con l’opera lirica trasmessa in HD al Cine Teatro Italia (via Gramsci n°25, Macerata).
Martedì 24 maggio, alle 19.00, è prevista la Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti dal Teatro La Fenice di Venezia.

Interpreti principali: Jessica Pratt, Shalva Mukeria e Claudio Sgura
Dirige Antonino Fogliani, Regia di John Doyle.
Dalle 18.30, per chi vorrà, una breve introduzione all’opera a cura del sottoscritto.
Per info e prenotazioni potete contattare i seguenti numeri: 0733/237472 o 340 84 76 106
Costo del biglietto 12 euro

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Tutti i libretti di Rossini

Purtroppo questa integrale dei testi rossiniani in due volumi, pubblicata nel 1997, è da tempo fuori catalogo per la Newton & Compton. Un peccato perchè, pur con alcuni limiti, anche in questo caso come per l’integrale verdiana, il lavoro di Piero Mioli si segnala per accuratezza e completezza. Mancano, è vero, alcune varianti importanti che recentemente sono state recuperate e, in qualche caso, anche allestite: segnalo ad esempio l’assenza del testo del Finale di Zelmira nella versione di Parigi per la Pasta, recentemente portato in scena nell’edizione dell’opera allestita al Rossini Opera Festival nel 2009 (ma la preghiera era stata anche incisa da Marilyn Horne in un prezioso recital Fonit Cetra dedicato alle arie alternative di Rossini). Tuttavia quello che c’è in questi due volumi compensa a usura quel poco che manca: documentate e interessanti, al solito, le introduzioni alle varie opere e interessantissime le singole Appendici, in cui non solo trovano spazio i testi delle arie alternative ma che spesso diventano una sorta di mini antologia letteraria delle fonti poetiche (in Zelmira, ad esempio, vengono riportati ampi stralci della tragedia di Mr. De Belloy alla base del libretto di Tottola). Delle opere francesi, inoltre, viene fornita anche la traduzione ritmica in italiano.
Preziosa, infine, la scelta di inserire nel corpus dell’integrale i testi dei vari pasticci su musiche rossiniane, come Ivanhoé, L’ape musicale e Robert Bruce: in un momento in cui, finalmente, la totalità del teatro rossiniano è stata allestita in tempi moderni trovando quasi sempre la via del disco ufficiale (purtroppo, ahimé, non sempre su case discografiche di facilissima reperibilità) poter avere sottomano anche i libretti di pasticci spesso curati dall’autore stesso (è il caso dell’Ivanhoé in cui Rossini inserì un primo abbozzo di quello che sarebbe divenuto il celeberrimo Allegro conclusivo dell’Ouverture di Guillaume Tell) si rivela uno strumento di estrema utilità.
Immancabile la rubrica discografica monografica (aggiornata, ovviamente, al 1997) dedicata a ogni titolo (e ricca di notazioni anche sul resto del repertorio rossiniano) nonostante si trovino giudizi opinabili e incomprensibilmente negativi su alcuni importanti artisti, tra cui spicca Rockwell Blake, che evidentemente Mioli proprio non sopporta. Il volume viene, inoltre, completato da una Nota biobibliografica e da uno scritto finale dedicato alle pubblicazioni critiche che hanno Rossini come oggetto.
In attesa di una ristampa consiglio senz’altro l’acquisto laddove lo si scorgesse in bancarelle particolarmente fornite.

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Ambiguità dei Vespri Siciliani

L’ingresso del concetto di regia nel mondo dell’opera lirica è avvenuto ormai da molti anni ma, che ci si creda o meno, è ancora visto con sospetto dal mondo melomane. Tra le ragioni di questa diffidenza c’è il madornale equivoco che ancora, almeno in Italia, tende a confondere il concetto di regia (ovvero il lavoro con gli artisti sui personaggi e sulla recitazione) con l’ambientazione scenografica. Basta, quindi, un’ambientazione che non sia rispettosa dei dettami librettistici per parlare di avanguardia, anche nel caso di una regia tradizionale (rispettosa, quindi dei rapporti tra i personaggi e, in generale, della trama), mentre una regia radicalmente ripensata e decontestualizzata, magari calata in un’ambientazione storica e rassicurante, tende a passare inosservata. Il mondo della prosa ha superato questa impasse ormai da molti anni, mentre nel mondo dell’opera ancora si fa molta fatica a distinguere il grano dal loglio (un’ambientazione contemporanea o infedele al libretto NON è sempre sinonimo di grande interpretazione) nell’ambito delle proposte più stimolanti e ripensate.
Un esempio di spettacolo decontestualizzato e ripensato, sia dal punto di vista registico che dell’ambientazione, ma al tempo stesso sostanzialmente fedele in molti punti agli equilibri del libretto originale, è stato offerto dalla recente produzione dei verdiani Vespri Siciliani che il Teatro Regio di Torino ha allestito nell’ambito delle Celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia.
Davide Livermore, al timone della regia, ha scelto di spostare nel tempo la vicenda dell’opera, calandola nella nostra contemporaneità e parlando un linguaggio ricco di riferimenti al presente.
Nessuna fedeltà alla “forma”, per così dire, del libretto verdiano, ma invece un’estrema fedeltà alla sua sostanza e, per quel che mi riguarda, uno degli spettacoli più emozionanti e suggestivi degli ultimi anni, tanto che ben più del Nabucco romano avrebbe meritato una diretta su Rai3 anziché essere relegato, si fa per dire, su Rai Storia, dove inevitabilmente ha ottenuto meno visibilità.

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