Dive e Maestri di Philip Gossett

Un libro fondamentale (almeno per ogni appassionato d’opera legato al mondo del repertorio italiano del XIX secolo) scritto da uno dei più autorevoli studiosi di questo repertorio. In un’appassionante cavalcata tra gustosi dietro le quinte e ritrovamenti avventurosi questo volume si pone a metà tra l’autobiografia del Gossett studioso e l’emozionante racconto di un’epoca (gli ultimi quarant’anni) in cui, prima con una certa timidezza e poi con sempre maggior convinzione, il repertorio ottocentesco italiano non solo è sempre più stabilmente entrato nei repertori correnti dei teatri di tutto il mondo (almeno per quel che riguarda il Rossini serio e certo Donizetti) ma si è anche affermato in una nuova mentalità esecutiva rigorosa e filologica (sopratutto nel caso di un autore già assai diffuso come Verdi). Gossett affronta nel poderoso volume edito da Il Saggiatore un viaggio all’interno della prassi esecutiva odierna, non risparmiando critiche e perplessità a molte esecuzioni e svelando molti gustosi retroscena che, da soli, valgono la lettura del volume in questione (uno per tutti: la cronaca del micidiale tonfo pesarese di Montserrat Caballé nell’Ermione del 1987). Non si tratta, però solo di un libro di prassi filologica: ogni aspetto riguardande l’esecuzione di un’opera italiana dell’Ottocento, a partire dalle questioni storiche per proseguire con quelle puramente vocali e musicali terminando con un’interessante riflessione sugli aspetti legati al mondo dei registi e della messa in scena, viene trattata con grande senso pratico, cercando di coinvolgere nella lettura tanto l’addetto ai lavori quanto il semplice appassionato, spesso ignaro delle numerose dinamiche che si pongono dietro ogni produzione lirica e, soprattutto, dietro la gestione di quell’oggetto (per molti ancora misterioso) che sono le edizioni critiche.

Sfilano tra le pagine del libro di Gossett non solo interessanti questioni filologiche relative alle varianti d’autore, ma anche la cronaca dei più appassionanti ritrovamenti belcantistici degli ultimi anni, come Il Viaggio a Reims di Rossini, la riscoperta del finale tragico del Tancredi e la paziente ricostruzione della versione originale del verdiano Ballo in Maschera. Per i melomani è inoltre emozionante rivivere il clima di tanti celebrati spettacoli degli anni ’80 e ’90, come la mitica Semiramide del Metropolitan (a cui è dedicata un’intera sezione), la già citata Ermione di Pesaro assieme alle cronache del Festival Verdi 2001 e del Rossini Opera Festival del 2000, narrate con divertimento da puro divulgatore. Quello che si può imputare a Gossett è l’eccessiva critica nei confronti di altre esecuzioni, assurte al rango di mito, che non possono essere liquidate con sbrigativo disprezzo, come L’Assedio di Corinto scaligero del 1969 con Beverly Sills e Marilyn Horne diretto da Thomas Schippers: è vero che l’edizione presentata al pubblico fu un vero e proprio papocchio filologico che, oggi, sarebbe assolutamente improponibile (così come è vero che il Maometto II è un’opera di gran lunga superiore all’Assedio) ma senza l’esito trionfale di quelle recite non è peregrino ipotizzare che l’interesse nei confronti della produzione seria di Rossini avrebbe impiegato molto più tempo ad accendersi. Si tratta, in ogni caso, di rilievi minimi nei confronti di una lettura che ogni serio appassionato non può permettersi di ignorare, corredata oltretutto di utilissime appendici come un pratico Glossario per orientarsi nella terminologia musicologica, un’ampia Bibliografia, l’Indice Analitico e l’Indice delle principali opere discusse di Bellini, Donizetti, Rossini e Verdi. L’unico aspetto che lascia un po’ perplessi è la traduzione italiana che, evidentemente nel tentativo di rendere lo stile di Gossett il più fedele possibile alla stesura inglese, sembra essere sin troppo fedele alla lettera del testo originale fino al punto da sfociare in improbabili anglismi, ma non avendo sotto mano l’edizione non tradotta la mia è solo un’ipotesi.

P.S. La copertina originale, con il bozzetto di Alessandro Sanquirico per la scena finale dell’opera Gli ultimi giorni di Pompei di Pacini (oltretutto citato da Gossett nella sezione relativa alla messa in scena), è assai più evocativa e fascinosa di quella italiana, che riproduce un frammento del II Atto del verdiano Macbeth nell’allestimento scaligero di Graham Vick.

EDIT del 18 marzo 2012 – Il volume è ora ristampato in edizione economica a 15€

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