Mozart The Supreme Decorator [Cd Opera Rara]

Sono passati cinque anni dalle imponenti celebrazioni mozartiane del 2006, grazie alle quali i negozi di dischi e le librerie sono state letteralmente inondate di nuovi cd, libri, dvd e, in generale, di un’impressionante quantità di pubblicazioni tutte volte a celebrare il genio salisburghese. Con il senno del poi è possibile iniziare a distinguere da questo oceano i contributi più ricercati e originali, tra cui spicca indubbiamente questo prezioso cd edito da Opera Rara. Un cd prezioso perché indaga due degli aspetti più particolari e sconosciuti di Wolfgang Amadeus Mozart, ovvero la sua sensazionale capacità di valorizzare le voci tramite abbellimenti composti ad hoc e la sua attenta osservazione della produzione musicale contemporanea, da cui in non pochi casi trasse spunto per creare alcuni dei suoi più celebri capolavori. Scrive il compianto Sir Charles Mackerras (mozartiano insigne, cui l’etichetta inglese affidò questo particolarissimo e riuscito progetto discografico) nelle note di copertina: “Con l’approssimarsi del duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Mozart, ritengo giusto esaminare due aspetti della sua produzione che generalmente passano sotto silenzio, ma che in realtà inquadrano in maniera nuova il modo di pensare del grande compositore. Il primo è rappresentato dagli abbellimenti inseriti dallo stesso Mozart nella propria musica vocale […]. L’altro aspetto poco noto è rappresentato dai prestiti mozartiani. Spesso il compositore trovava ispirazione nelle opere altrui […]. Mozart ammirava particolarmente la musica di un contemporaneo ben più anziano di lui: Johann Christian Bach. La presente registrazione dimostra come il materiale preso a prestito da Mozart sia stato trasformato in alcune delle sue ispirazioni più divine”.

Il disco è idealmente diviso in due parti: nella prima si ascoltano due arie di Mozart (l’aria da concerto “Non so donde viene” K 294 su testo dall’Olimpiade di Metastasio e l’aria di Cecilio “Ah, se a morir mi chiama il fato” dal Lucio Silla K 135) nonché l’aria di Farnaspe “Cara la dolce fiamma” dall’Adriano in Siria di Johann Christian Bach. Di ogni brano viene presentata una versione (due per Bach) appositamente abbellita da Mozart per insegnare alla brava (e bella) Aolysia Weber l’arte della variazione a fini virtuosistici ed espressivi. La pratica dell’abbellimento di un’aria operistica, peraltro, era un fatto assolutamente normale per la prassi esecutiva dell’epoca e, molto opportunamente, nelle note di copertina viene citato un significativo passaggio dall’importante trattato Opinione de’ cantori antichi e moderni, o sieno osservazioni sopra il canto figurato di Pier Francesco Tosi: “Senza variari l’Arte dell’Arie non si scoprirebbe mai l’intendimento de’ Professori, anzi dalla qualità della variazione facilmente si conosce fra due Cantori di prima sfera qual sia il migliore”. Per inciso è sempre il Tosi a confermare che molti artisti potevano improvvisare i loro abbellimenti, come i moderni jazzisti, ma altri preferivano averli scritti su misura per la propria vocalità, in maniera tale da poterli preparare con calma e concentrazione: la pratica odierna di scrivere a tavolino le variazioni, quindi, ha radici antiche anche se, purtroppo, in pochissimi oggi riescono anche a improvvisare variazioni e abbellimenti come doveva avvenire di frequente all’epoca. L’esecuzione della canzonetta di Cherubino “Voi che sapete” dalle Nozze di Figaro K 492 con le eccessive e ridondanti (ma molto gustose, specialmente se eseguite in sala da concerto e non nel corpo di una rappresentazione teatrale) variazioni di Domenico Corri (autore di un altro trattato di ornamentazione dell’epoca) introduce alle tracce finali, che mettono a confronto due splendide creazioni mozartiane con il possibile modello ravvisato nella produzione dell’amatissimo, da Mozart, Johann Christian Bach: “Marten allen arten” da Die Entführung aus dem Serail (“Il ratto del serraglio”) K 384 viene preceduta dall’ascolto della spettacolare aria con strumenti concertanti “Infelice in van m’affanno”, che canta il personaggio di Arsinda nella Clemenza di Scipione; il meraviglioso duettino “Ah, perdona al primo affetto” tra Annio e Servilia della Clemenza di Tito K 621, infine, viene preceduto dall’ascolto del duetto “Deh, quel pianto mai tergete” tra Arsinda e Luceio, ancora dalla Clemenza di Scipione di Johann Christian Bach.

L’ascolto del disco è particolarmente interessante, soprattutto nel caso delle due stesure di abbellimenti mozartiani relativi a “Cara la dolce fiamma”, i quali dimostrano sia quanta competenza avesse il salisburghese nel capire e valorizzare le potenzialità della voce umana, sia lo splendido gusto nel suggerire varianti accettabili alla sua allieva che, per inciso, doveva avere una sbalorditiva estensione. Anche il confronto tra i due brani della Clemenza di Scipione di Bach e le arie da Die Entführung aus dem Serail e La Clemenza di Tito, lungi dallo sminuire il valore dell’ispirazione mozartiana, dimostra come Mozart sapesse recepire e sviluppare gli spunti più interessanti dei musicisti che lo circondavano nell’agone dei teatri lirici europei, trasformandoli in brani dove la sua prepotente personalità emerge con grande forza. La presenza di Sir Charles Mackerras sul podio della Hanover Band è di per se stessa garanzia di qualità e di estremo rigore nella pulizia dell’esecuzione: le tre voci soliste, Majella Cullagh, Elizabeth Futral e Diana Montague sono sostanzialmente corrette, anche se prive di quella personalità spiccata, perfezione tecnica e assolutezza di virtuosismo che sarebbero necessarie in un programma variegato come quello proposto nel cd. La Futral, soprattutto, soffre parecchio per gli inevitabili confronti che l’appassionato può fare con altre storiche esecuzioni della grande aria “Marten allen arten” da Die Entführung aus dem Serail, peraltro composta da Mozart per una primadonna, Caterina Cavalieri (nome italianizzato di Katherine Kavalier) dalle non comuni possibilità espressive e vocali. L’ascolto è, tuttavia, sempre gradevole e interessante, confermando Opera Rara come una delle più raffinate e stimolanti realtà discografiche degli ultimi 30 anni. Come al solito il cofanetto è anche uno splendido oggetto di fattura che definirei artigianale, dall’iconografia curata e con note critiche, stese dallo stesso Mackerras, gradevoli e divulgative ma, al tempo stesso, molto approfondite.

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