Archivio per dicembre 2011

Tamino alla guerra

Ogni genere artistico ha delle regole ben precise, violando le quali rischia di essere snaturato nella sua essenza più profonda. L’opera lirica nasce e vive, innanzitutto, a teatro e nello spazio teatrale trova la sua ragion d’essere: trasferire un’opera lirica al cinema per farne un film può condurre a uno spiacevole effetto boomerang, ovvero scontentare i melomani e al tempo stesso annoiare i cinefili. Di fatto quasi tutte le trasposizioni cinematografiche di celebri opere liriche si sono risolte in un nulla di fatto per una serie di problemi squisitamente pratici, tra cui spicca quello del tempo. L’opera vive di tempi lenti e riflessivi, spesso incompatibili (anche nel caso delle opere più vivaci e drammaturgicamente brillanti) con il dinamismo richiesto al linguaggio cinematografico. Ne sa qualcosa Franco Zeffirelli, che ha girato ben due film-opera (La traviata e Otello) i quali, al di là del risultato artistico (discreto nel primo caso, discutibile nel secondo), sono stati accumunati da inaccettabili rimaneggiamenti delle partiture verdiane per “adattarle” al linguaggio cinematografico. Si tratta, mutatis mutandis, dello stesso problema in cui è incorsa la recente trasmissione televisiva “Mettiamoci all’opera”: le arie liriche sono state sminuzzate per essere adattate ai “tempi” televisivi (ancora più rapidi di quelli cinematografici) e gli artisti costretti a esibirsi anche in brani leggeri riadattati. Quello che ne esce non scontenta il melomane perché il melomane “è snob” (come amano dire certe anime candide), ma perché (molto semplicemente) non è opera, ma un qualcosa di diverso da ciò che dovrebbe essere un’opera lirica.

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Buon Natale!!!

Che questo Natale 2011 ci porti serenità, riposo e tanta buona musica.

Auguri di Buon Natale a tutti!

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…in preparazione

A causa di impegni lavorativi e scolastici Non solo Belcanto si prenderà una piccola pausa natalizia. La prossima settimana arriverà l’ultimo articolo “mozartiano” a concludere questi due mesi dedicati, in maniera un po’ variegata, al salisburghese, dopodiché i soliti post di auguri per le feste fino al nuovo anno. Un ciclo di opere gotiche è in preparazione, assieme ad altre idee che, tempo permettendo, mi piacerebbe approfondire in questo spazio che, giorno dopo giorno, mi pare essere diventato abbastanza ospitale… sicuramente, per quanto mi riguarda, gradevole da gestire nonostante sia abbastanza impegnativo. Il tutto avverrà, in ogni caso, dopo le feste :).

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Mathilde von Guise di Johann Nepomuk Hummel

Johann Nepomuk Hummel è uno di quei compositori condannati dalla sorte a scontare con l’oblio dei posteri l’estrema popolarità di cui godettero durante la loro carriera. Nel caso di Hummel, nato a Pressburg (attuale Bratislava, nota anche con i nomi di Pozsony e Prešporok) nel 1778, si parla peraltro di uno dei più celebrati e ammirati virtuosi della sua epoca per quanto riguarda il pianoforte, uno strumento a cui riservò anche alcune delle sue composizioni più celebri. Oltre a esplorare le possibilità del pianoforte Hummel si occuperà anche di musica sacra, musica da camera e, ovviamente, opera lirica, benché i melomani non conoscano affatto, nella maggior parte dei casi, il suo nome. Questa lacuna viene colmata dalla Brilliant Classics, che ha iniziato una sistematica esplorazione della musica del compositore slovacco assieme all’ensemble di strumenti originali Solamente Naturali guidato da Didier Talpan, con cui la vivace casa discografica ha consegnato alle stampe un disco di musica da camera con i due settimini per archi e fiati op.74 e op.114 “Militare”, un cd interamente dedicato alla musica sacra composta per la corte della famiglia dei Conti di Esterházy (in cui Hummel restò in servizio per sette anni dopo aver preso il posto che fu di Haydn) nonché l’opera lirica Mathilde von Guise, inserita all’interno della ricca e fortunata serie Brilliant Opera Collection. A Hummel mancò il genio di Beethoven (di cui fu amico e contemporaneo), di Schubert (di cui può dirsi anticipatore in alcune composizioni, come il settiminio op.74) nonché di Mozart (di cui fu peraltro allievo) ma, non per questo, la sua musica merita l’oblio in cui è caduta, a cominciare proprio dalla Mathilde, che trova spazio anche nell’ambito del Mese Mozartiano di NSB (l’avevo detto che sarebbe stato un mese mozartiano sui generis).

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L’amore ai tempi dello spaccio

La progressiva (e discussa) messa in scena della Trilogia dapontiana alla Fenice di Venezia per le cure registiche di Damiano Michieletto (Don Giovanni ha debuttato nel 2010, Le nozze di Figaro lo scorso ottobre mentre il Così fan tutte è previsto il prossimo febbraio) sta definitivamente consacrando il giovane regista veneziano come uno degli interpreti più originali e interessanti dell’attuale scena registica italiana. Il debutto di Michieletto (autore anche di splendide regie rossiniane) nel repertorio mozartiano era tuttavia avvenuto con Die Entführung aus dem Serail (Il ratto dal serraglio) allestito nel 2009 al Teatro San Carlo di Napoli, uno spettacolo controverso e particolare, ma affascinante e persuasivo, che ambientava l’intera azione del dinamico singspiel mozartiano su libretto di Christoph Friedrich Bretzner su uno yacht sperduto nel Mar Mediterraneo. Ho assistito allo spettacolo dal vivo e lo trovai un allestimento di grande bellezza e classe, in grado di sintetizzare con estrema intelligenza alcuni dei nodi cardine dell’opera mozartiana pur partendo da una radicale ricontestualizzazione della vicenda, ambientata ovviamente ai nostri giorni.

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Lettere di Beckmesser

Prima di Non solo Belcanto c’era Avanguardia Lirica, un blog nato un po’ per caso e un po’ per scommessa sulla piattaforma splinder (dismessa a partire dal gennaio 2012). Ad Avanguardia Lirica collaborava un carissimo amico, Alessandro Versé, cui Non solo Belcanto è doverosamente dedicato. Io e Alessandro eravamo due personalità molto diverse, per certi aspetti direi quasi agli antipodi, a cominciare dalla politica per terminare con le discussioni sul canto. Da queste divergenze di opinione nacque la scelta, curiosa in effetti ma condivisa da entrambi, di far partecipare Alessandro al blog con delle lettere, in modo da contribuire a un progetto che gli piaceva mantenendo quell’autonomia di giudizio che rendeva le nostre discussioni così appassionate e interessanti. Alessandro mi manca: mi manca l’osservatore arguto e intelligente ma, più di tutto, mi manca l’amico con cui confrontarmi. Non posso dire di condividere tutto quello che lui afferma nelle sue lettere scritte ad Avanguardia Lirica dall’ottobre 2007 al dicembre 2008 (anzi, a dirla tutta, spesso condivido proprio pochino) eppure era questo il bello del continuo confronto che si creva ad ogni scambio di opinione ed è questo il motivo per cui ho deciso di raccogliere le sue “lettere” (firmate col nickname di Beckmesser, che manco a dirlo è il suo ritratto) e pubblicarle anche qui su Non solo Belcanto, un progetto che spero gli sarebbe piaciuto e a cui sono convinto che avrebbe contribuito con la classe e l’arguzia che di certo non gli mancavano. Ciao Ale.

Avevo già recuperato Malibraniana da Avanguardia Lirica: con la pubblicazione delle Lettere di Beckmesser (caustiche, ironiche, politicamente scorrettissime e, pertanto, godibilissime) credo di poter considerare concluso il rapporto di Non solo Belcanto con il blog precedente, dato che non c’è nessun altro pezzo e/o articolo che valga la pena di recuperare. Bye bye splinder.

Leggi in pdf le Lettere di Beckmesser

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Il convitato di pietra di Giovanni Pacini

Elvio Giudici, nella recente riedizione del suo poderoso L’Opera in CD e Video, da un giudizio abbastanza impietoso su Giovanni Pacini:

Nel volgersi sempre e comunque al successo popolare, il suo camaleontico manierismo formale ne fece dapprima l’emulo del grande Neoclassicismo alla Cherubini e Spontini; poi fece il verso al Rossini napoletano […]; infine fu tra i primi a rendersi conto di quanto stesse succedendo e sopratutto stesse preparandosi a Parigi col successo decretato a Meyerbeer […]. Il tutto, lui lo semplificava all’osso e quindi lo rendeva accessibile anche nella nostra provincia tramite una melodia facile facile, sempre in bilico sui crinali strettissimi posti a separare involo trascinante dal tricchetracche; tramite un ampio declamato tragico di retorica la più vieta e bombastica; e tramite, infine, un’architettura complessiva che in apparenza persegue la grande forma ma che in realtà allinea una dopo l’altra alcune “situazioni” archetipe, nelle quali la drammaturgia si frantuma in una serie di microdrammi ciascuno in sé concluso. Un Vanzina della musica, insomma, il Pacini Giovanni detto “maestro delle cabalette”.

C’è indubbiamente del vero in queste affermazioni: Pacini fu un compositore non sempre originale e che appare, oggi, sicuramente invecchiato, ma nonostante tutto qualche gemma, all’interno del suo monumentale catalogo, non manca di suscitare ammirazione, come è il caso del Convitato di Pietra, una deliziosa e originale operina da camera (con brani musicali alternati a dialoghi parlati) che, vista l’ispirazione tratta dal mozartiano Don Giovanni, ci sta bene all’interno di questo “mese mozartiano” (che prosegue un po’ a singhiozzo) di Non solo Belcanto.

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Opera al Cinema

Segnalo a chiunque fosse nei pressi di Macerata il prossimo appuntamento con l’opera lirica trasmessa in HD al Cine Teatro Italia (via Gramsci n°25, Macerata).
Il 7 dicembre, alle 18.00, è previsto il Don Giovanni di Mozart dal Teatro alla Scala di Milano (Serata inaugurale della Stagione Lirica 2011/12).

Interpreti principali: Peter Mattei, Kwangchul Youn, Anna Netrebko, Giuseppe Filianoti, Barbara Frittoli, Bryn Terfel, Anna Prohaska, Štefan Kocán
Dirige Daniel Barenboim, regia di Robert Carsen
Dalle 17.30, per chi vorrà, una breve introduzione all’opera a cura del sottoscritto.
Per info e prenotazioni potete contattare i seguenti numeri: 0733/237472 o 340 84 76 106, oppure info@nuovocinema.it
Costo del biglietto 12 euro

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