Il convitato di pietra di Giovanni Pacini

Elvio Giudici, nella recente riedizione del suo poderoso L’Opera in CD e Video, da un giudizio abbastanza impietoso su Giovanni Pacini:

Nel volgersi sempre e comunque al successo popolare, il suo camaleontico manierismo formale ne fece dapprima l’emulo del grande Neoclassicismo alla Cherubini e Spontini; poi fece il verso al Rossini napoletano […]; infine fu tra i primi a rendersi conto di quanto stesse succedendo e sopratutto stesse preparandosi a Parigi col successo decretato a Meyerbeer […]. Il tutto, lui lo semplificava all’osso e quindi lo rendeva accessibile anche nella nostra provincia tramite una melodia facile facile, sempre in bilico sui crinali strettissimi posti a separare involo trascinante dal tricchetracche; tramite un ampio declamato tragico di retorica la più vieta e bombastica; e tramite, infine, un’architettura complessiva che in apparenza persegue la grande forma ma che in realtà allinea una dopo l’altra alcune “situazioni” archetipe, nelle quali la drammaturgia si frantuma in una serie di microdrammi ciascuno in sé concluso. Un Vanzina della musica, insomma, il Pacini Giovanni detto “maestro delle cabalette”.

C’è indubbiamente del vero in queste affermazioni: Pacini fu un compositore non sempre originale e che appare, oggi, sicuramente invecchiato, ma nonostante tutto qualche gemma, all’interno del suo monumentale catalogo, non manca di suscitare ammirazione, come è il caso del Convitato di Pietra, una deliziosa e originale operina da camera (con brani musicali alternati a dialoghi parlati) che, vista l’ispirazione tratta dal mozartiano Don Giovanni, ci sta bene all’interno di questo “mese mozartiano” (che prosegue un po’ a singhiozzo) di Non solo Belcanto.

La trama

Il libretto ricalca le vicende del Don Giovanni mozartiano (ma manca il personaggio di Donna Elvira), esordendo con Ficcanaso (ovvero Leporello) che, al di fuori della casa di Donna Anna, attende il padrone Don Giovanni che si è furtivamente introdotto presso la nobildonna. Giovanni esce all’improvviso inseguito dalla furibonda Anna ma è sfidato a duello dal Commendatore, padre di lei, che resta ucciso nel confronto: Anna, disperata, racconta il dramma al promesso sposo Don Ottavio e decide di passare i suoi giorni in un ritiro finché il genitore non sarà vendicato. Nel frattempo Don Giovanni insidia anche la furba e dinamica contadinella Zerlina, che non è insensibile al fascino dell’uomo. Dopo essere capitato nel cimitero in cui è sepolto il Commendatore Don Giovanni lo invita a cena: con suo stupore Don Giovanni vedrà comparire al proprio desco la statua dell’uomo e terminerà la sua esistenza, come da prammatica, inghiottito dalle fiamme dell’inferno.

L’opera nacque per un’esecuzione casalinga ed è lo stesso Pacini, nella sua autobiografia (Le mie memorie artistiche), a raccontarne la curiosa gestazione, curiosa perché non legata a nessuna commissione teatrale e, si presuppone, esclusivamente destinata al piacere domestico:

Nel carnevale successivo 1832 composi pel gran Teatro della Fenice di Venezia l’Ivanhoe…Dopo il conseguìto successo mi recai di bel nuovo in famiglia, ove durante la mia dimora mi occupai di una piccola operetta intitolata: il Convitato di Pietra, che venne eseguita da mia sorella Claudia, da mia cognata, da mio fratello Francesco, da mio padre, e dal giovane Bilet di Viareggio nel teatrino particolare di casa Belluomini. Nel tempo stesso feci lettura delle opere istrumentali di Beethoven, di Haydn, Mozart…

L’operetta, come la definisce Pacini, è un agile lavoro di poco più di un’ora e mezzo, non privo di difficoltà se si pensa che era destinato ad un’esecuzione privata a cura degli stessi membri della famiglia Pacini: Francesco Pacini, fratello di Giovanni, avrebbe dovuto interpretare Don Giovanni (per l’occasione un virtuosistico tenore di stampo rossiniano e non baritono come in Mozart) e, anche se non si trattava di un cantante professionista, doveva comunque essere un amatore di livello, vista la musica composta dal fratello per il ruolo protagonista; sua moglie Rosa, contralto, si vide affidata la parte di Donna Anna, mentre Claudia Pacini (sorella di Francesco e Giovanni) cantò la brillante Zerlina. Luigi Pacini, padre di Giovanni, Claudia e Francesco nonché cantante professionista (sia pur, all’epoca, ritirato dalle scene), assunse la complessa parte di Ficcanaso e, anche se sarebbe morto cinque anni dopo la composizione del Convitato di Pietra (1827) doveva ancora possedere una voce ampia e sicura, vista l’estrema difficoltà della parte. Completarono il cast due probabili amici di famiglia, Giovanni Billet nei ruoli di Masetto e Il Commendatore nonché Domenico Tonelli quale Duca Ottavio. L’organico richiesto dall’esecuzione è quello di un’orchestra da camera: quattro violini primi e altrettanti violini secondi, due viole, un violoncello e un contrabbasso oltre a due flauti; un piccolo coro maschile, infine, completa la distribuzione, necessario in alcuni momenti chiave del lavoro. Claudia Pacini era moglie del fisico Antonio Belluomini, quasi certamente il proprietario della “casa Belluomini” di Viareggio in cui l’operetta vide la sua prima rappresentazione privata. Il fatto che fosse destinata a un cast di amatori dilettanti (con l’esclusione di Luigi Pacini) non deve tuttavia trarre in inganno: anche il musicologo Jeremy Commons (vedi la Bibliografia al termine della pagina) nota infatti che l’opera appare particolarmente adatta ad essere rappresentata in teatri di piccole dimensioni, ma le difficoltà dei ruoli di Don Giovanni, Zerlina e Ficcanaso sono tali da sconsigliarne l’affidamento a giovani studenti e/o debuttanti (giovani studenti della scuola musicale paciniana dovettero invece essere i membri dell’orchestra alla prima esecuzione del 1832).

Musicalmente l’opera appare ben scritta e discretamente ben strutturata: il libretto di Gaetano Barbieri di fatto opera un collage tra le diverse fonti musicali sul medesimo soggetto che, oltre al Don Giovanni di Lorenzo Da Ponte su musica di Wolfgang Amadeus Mozart, vengono individuate ed elencate con precisione da Commons: “Apart from Da Ponte’s text for Mozart (Prague, 1787), the best-known was Don Giovanni, o sia Il convitato di pietra by Giovanni Bertati, set by Giuseppe Gazzaniga (Venice, 1787). Others were Don Giovanni Tenorio, o sia Il convitato di pietra by Giacomo Pedrinelli, set by Giovanni Fabbrizi (Fano, 1788), and Il convitato di pietra by Giuseppe Foppa, set by Francesco Guardi (Venice, 1802)”.

Inutile ricercare in Pacini il fascino e l’ambiguità dei personaggi mozartiani (soprattutto Donna Anna, il cui racconto del tentato stupro avviene in un dialogo parlato): la vicenda è decisamente meno complessa e meno interessante appare anche la psicologia dei protagonisti. Spicca comunque l’assenza del personaggio di Donna Elvira, che viene in parte assunto da Zerlina con il risultato di farne una contadinella dalla personalità abbastanza astuta e calcolatrice (ed è a lei che Ficcanaso canta l’equivalente dell’aria del catalogo). È da notare che Pacini non compose l’intera partitura per l’occasione, recuperando la romanza di Don Giovanni “Luna, conforto al cor dei naviganti” da Il talismano (Milano, 1829) nonché traendo dalla giovanile Gli sponsali de’ silfi (Milano, 1815) la brillante aria di Zerlina “Sento brillarmi il core”. La romanza del tenore è forse la pagina migliore dell’opera, potendo contare su una cantabilità dolente e distesa, in grado di creare un’atmosfera suggestiva e seduttiva al tempo stesso, pur chiedendo all’interprete morbidezza d’emissione e sicurezza nelle agilità:

L’aria di Zerlina, invece, appare più problematica, dato che si pone poco prima del finale in un momento che non ha nessun equivalente nelle fonti del libretto di Barbieri. A complicare le cose va aggiunto il fatto che i dialoghi parlati del libretto sono sopravvissuti solo per quanto riguarda il I Atto, mentre sono perduti quelli del II: non possiamo dunque sapere come l’aria in questione venisse inserita nella vicenda e con quale giustificazione drammaturgica. Si tratta comunque di un pezzo brillante e virtuosistico, gradevolissimo all’ascolto e che potrebbe candidarsi ad essere un morceau de concert ideale per i soprani di coloratura.

Il resto del lavoro appare più prosaico e meno singolare, anche se la Romanza di Donna Anna con pertichino “Care sponde” del I Atto non è priva di suggestione e di fascino. La prima esecuzione in tempi moderni è stata effettuata sulle parti per l’esecuzione del 1832 corrette grazie al confronto con il manoscritto originale dell’opera (privo dei dialoghi, come già detto) conservato alla Biblioteca Comunale Carlo Magnani di Pescia. Quello che si ascolta non è sicuramente un capolavoro, ma un’opera comunque piena di freschezza e di fascino, in cui l’ispirazione paciniana si dimostra ben altrimenti salda che nel Carlo di Borgogna (successivo di soli tre anni), il cui clamoroso fiasco alla Fenice di Venezia costringerà il compositore siciliano a qualche forzato anno di silenzio, interrotto poi (oltre che dalla Valeria, ossia La cieca del 1838 e dal Furio Camillo del 1839) dal clamoroso trionfo della Saffo al San Carlo di Napoli, con cui si aprirà la seconda fase della sua carriera.

Ascoltare Il Convitato di Pietra

Nel 2008 il Festival Rossini in Wildbad di Bad Wildbad ha allestito Il Convitato di Pietra in quella che è stata non solo la prima esecuzione in tempi moderni dell’operina, ma anche la prima esecuzione pubblica tout court. La Naxos ha registrato e pubblicato in cd il nastro di quelle serate, permettendo così agli spettatori di tutto il mondo di poter accostarsi a questa deliziosa operina paciniana. Trattandosi di una prima registrazione assoluta che, al momento, è anche l’unica disponibile sul mercato ci sarebbe da fare poco gli schizzinosi ma, come spesso accade con le produzioni di Wildbad (festival piccolo ma serissimo) il livello è buono anche in senso assoluto, soprattutto per merito di un cast giovane ma affiatato. Leonardo Cortellazzi è un ottimo protagonista, dalla voce luminosa e ben proiettata mentre Zinovia-Maria Zafeiriadou, pur con i limiti di una non perfetta articolazione italiana, è una Zerlina disinvolta e virtuosistica. Bravi anche Geraldine Chauvet, Ugo Guagliardo, Giorgio Trucco e Giulio Mastrototaro, disinvolto Ficcanaso. Daniele Ferrari, che assieme a Jeremy Commons ha preparato l’edizione utilizzata per l’esecuzione, dirige la Südwestdeutsches Kammerorchester Pforzheim con un bel ritmo e un ottimo senso teatrale. La rappresentazione è preceduta da un brevissimo prologo parlato con Francesco, Claudia e Rosa Pacini che si preparano all’esibizione, mentre i perduti dialoghi del II Atto sono stati ricostruiti con riconoscibili frammenti del libretto di Lorenzo Da Ponte. Infine è da segnalare il curioso recupero della sola aria di Zerlina “Sento brillarmi il core” effettuato nei primi anni ’90 da una stilista del calibro di Mariella Devia.

Bibliografia

Le foto che accompagnano l’articolo sono di Lucia T. Sepulveda.

Licenza Creative Commons
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