Archivio per marzo 2012

Quaresima – 2: Atalia di Johann Simon Mayr

Le caratteristiche dell’opera quaresimale elencate come premessa al Mosè in Egitto di Gioachino Rossini sono evidenti in moltissimi oratori ma, certamente, non vincolanti, tanto che non sempre sono presenti in tutti i drammi quaresimali del primo Ottocento. Un buon esempio è l’Atalia (da pronunciarsi con accento sulla i) di Johann Simon Mayr, maestro di Donizetti, andata in scena al Teatro San Carlo di Napoli nel 1822. In realtà il progetto di un’opera sacra di argomento biblico da affidare a Mayr per il San Carlo era in essere già dal 1815, caldeggiato dall’impresario Domenico Barbaja: l’Atalia sarebbe dovuta andare in scena nel 1820 ma ritardi vari, sia da parte del librettista Felice Romani che dalla produzione, ne ritardarono l’allestimento fino alla Quaresima del 1822, anno in cui peraltro venne rappresentata con molti cambiamenti di compagnia rispetto al progetto iniziale, ma con una concertazione (almeno sulla carta) d’eccezione a cura di Gioachino Rossini. Girolamo Calvi, biografo ottocentesco di Mayr, nota che “Atalia è un classico Oratorio per rispetto alla musica, ed è un vero dramma sacro sia rispetto alla musica che alla poesia. Sebbene Barbaja raccomandasse a Mayr ed al Poeta di comporre un dramma sacro che potesse reggere anche qual dramma profano, come ordinariamente sono i drammi di soggetti sacri che si scriveano allora […] nullameno il valente poeta avendo a svolgere argomento sacro lo vestì di quelle forme e di quei sentimenti con cui il Metastasio trattò le sue azioni sacre”.

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Rossini – Guillaume Tell – Finale

Le parole sono, in un certo senso, il mio mestiere ma a volte deludono. Questo post propone solo l’ascolto del finale del Guillaume Tell di Rossini. È quella che personalmente considero la più bella ed emozionante preghiera laica di tutti i tempi e pazienza se esagero.

ARNOLD: Pourquoi ta présence, ô mon père! / Manque-t-elle au bonheur de l’Helvétie entière? GUILLAUME: Tout change et grandit en ces lieux. / Quel air pur! HEDWIGE: Quel jour radieux! JEMMY: Au loin quel horizon immense! MATHILDE: Oui, la nature sous nos yeux / Déroule sa magnificence. GUILLAUME: À nos accents religieux, / Liberté, redescends des cieux, / Et que ton règne recommence! TOUS: Liberté, redescends des cieux, / Et que ton règne recommence!

ARNOLD: Perché la tua presenza, padre! / Manca alla felicità dell’intera Svizzera? GUILLAUME: Tutto cambia e cresce in questi luoghi. / Che aria pura! HEDWIGE: Che giorno radioso! / JEMMY: Che orizzonte immenso in lontananza! / MATHILDE: Si, la natura sotto i nostri occhi / mostra la sua magnificenza. GUILLAUME: Alle nostre parole religiose, / Libertà, ridiscendi dai cieli, / e che il tuo regno ricominci! TUTTI: Libertà, ridiscendi dai cieli, / e che il tuo regno ricominci!

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Comunicazioni di servizio

E visto che oggi è il compleanno del blog ricordo anche che Non Solo Belcanto ha la sua pagina su Facebook: cliccate “mi piace” in numerosi e diffondete! ^_^

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Eliza, o el viaje al glacial del Monte San Bernard de Cherubini – En Español

Il primo anno di vita del blog è anche l’occasione per ringraziare quanti seguono NSB dall’estero e, per questo, propongo la traduzione spagnola dell’articolo più letto del 2011, ovvero Eliza, ou Le voyage aux glaciers du Mont St. Bernard di Cherubini, a cura di Blog in Traslation, ottimo sito che vi invito a visitare.

Si direbbe che, alzandosi al di sopra del soggiorno degli uomini, ci si lascino tutti i sentimenti bassi e terrestri, e che, a mano a mano che ci si avvicina alle regioni eteree, l’anima sia toccata in parte dalla loro inalterabile purezza.
(J.J.Rousseau, Julie, ou la Nouvelle Héloīse)

En el 1761 Jean-Jaques Rousseau ambientaba su noto romance epistolar Julie, ou la Nouvelle Héloīse en una “pequeña ciudad a los pies de los Alpes”, utilizando su enorme figura para sugerir ese deseo de elevación presente en el alma del protagonista. Empieza en éstas paginas un interés cada vez más intenso por la cadena montuosa, que culminará en la famosa expedición realizada por Jacques Balmat y Michel Gabriel Paccard, los cuales, en la tarde del 8 de Agosto del 1786, alcanzaron por primera vez la cumbre del Monte Blanco. Los Alpes entraban establemente en la historia de las artes como objeto estético (y ya no solo como una monstruosidad natural), tanto que su progresivo acercamiento a tramas que tenían como protagonistas mujeres jóvenes y puras (en el ‘800 hay muchísimos ejemplos: Sonnambula, Linda di Chamounix…) llevó al critico Emanuele Senici a hablar de ellas como de las “vírgenes alpinas”. La pureza del aire y la transparencia del cielo, y por supuesto el sentimiento de exaltación y grandiosidad que nace de la visión de las altas cumbres, eran un perfecto fondo a las virtudes (pureza y sobre todo castidad) de las protagonistas de éstos trabajos. El lazo será tan potente que también dejará rastros en algunos personajes de la Opera de fines del ‘800 y ‘900 (Wally de Catalani o Minnie de la Fanciulla del West de Puccini).

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Il blog compie un anno!

Un anno fa Non solo Belcanto cominciava la sua avventura: è stato un anno bello e intenso, sia per me che (spero) per chi legge il blog. Per l’occasione nessun video ma, per prima cosa, un semplice omaggio alla vecchia lira e, in particolare, alle banconote che (durante l’esistenza della moneta nazionale italiana) vennero dedicate a due grandi operisti dell’800, ovvero le 1.000 £ con Giuseppe Verdi (I tipo emesso dal 1962 al 1969, II tipo emesso dal 1969 al 1981) e le 5.000 £ con Vincenzo Bellini (banconota emessa dal 1985 al 1996).

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Quaresima – 1: Mosè in Egitto di Gioachino Rossini (e il Mosè “nuovo”)

Ogni luogo comune contiene un fondo di verità e a questa regola non fa eccezione nemmeno il mito degli italiani faciloni e inclini al compromesso per salvare capra e cavoli nelle situazioni più disparate. Un buon esempio di questo atteggiamento è nella tradizione di opere su argomento biblico e sacro che, durante il periodo della Quaresima (in cui per rispetto i teatri sarebbero dovuti esser chiusi) venivano allestite per la gioia di tutti: gli impresari non erano costretti all’inattività, compositori e artisti potevano continuare a lavorare e ad esibirsi, il pubblico non era costretto a rinunciare alla sua passione per il canto e per l’opera e la Chiesa (che nel repertorio più “profano” esigeva cambiamenti nei libretti sostituendo “Dio” con “Nume” o “chiesa” con il più generico “tempio”) poteva guardare con comprensione e interesse alla messa in scena di edificanti storie sacre che avrebbero accompagnato i fedeli (questo almeno nelle intenzioni) lungo il percorso di meditazione del periodo quaresimale dopo le follie carnevalesche. Alcuni dei lavori più belli, ispirati e poetici all’interno di questo genere così particolare (considerato elevatissimo, e per questo tra i più ambiziosi che un compositore potesse imporsi) vennero prodotti, nei primi anni del XIX secolo, al Teatro San Carlo di Napoli, teatro in cui la cosiddetta “opera quaresimale” (spesso definita come “Azione tragico sacra” o, più semplicemente, “Oratorio”) conobbe una duratura fortuna. Proprio a Napoli venne creata, il 5 marzo 1818, l’opera quaresimale forse più celebre di tutte: il Mosè in Egitto di Gioachino Rossini.

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Stabat Mater di Rossini

Periodo di cambiamenti e di nuove supplenze, per cui il blog ne risente un poco: rimaniamo però in tema quaresimale con una storica esecuzione dello Stabat Mater di Gioachino Rossini dai BBC – Proms: Katia Ricciarelli, Lucia Valentini Terrani, Dalmacio Gonzales e Ruggero Raimondi sono i solisti (tutti al debutto ai Proms in questa esecuzione), Carlo Maria Giulini è alla direzione.

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Opera al cinema

Segnalo a chiunque fosse nei pressi di Macerata il prossimo appuntamento con l’opera lirica trasmessa in HD al Cine Teatro Italia (via Gramsci n°25, Macerata).
Il 21 marzo, alle 20.30, è prevista Anna Bolena di Gaetano Donizetti dal Teatro Comunale di Firenze.

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Miserere di Quaresima

Nella liturgia della Chiesa cattolica la Quaresima è un tempo di circa quaranta giorni che va dal Mercoledì delle Ceneri alla Pasqua, in ricordo dei quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto dopo il battesimo. Il numero di quaranta è fortemente simbolico, dato che richiama anche i quaranta giorni passati da Mosè sul monte Sinai, i quaranta giorni del diluvio universale ma anche i quaranta giorni tra la resurrezione di Gesù e l’Ascensione in cui Gesù ammaestrò i discepoli. Caratteristica principale della Quaresima è la sua dimensione penitenziale, espressa attraverso atti di digiuno, di preghiera e di conversione. Nel Medioevo durante il tempo di Quaresima erano vietati tutti gli spettacoli teatrali, ed ecco perché il colore liturgico di questo tempo religioso (il viola) è divenuto per tradizione un colore che porta sfortuna a teatro. Durante il XIX secolo le regole erano meno severe e, dopo le grandi Stagioni di Carnevale e d’autunno ma prima della Stagione di Primavera, trovava luogo una breve stagione di Quaresima al cui centro si ponevano spesso drammi oratoriali di soggetto biblico – veterotestamentario, tutti con la presenza di profeti, un ampio spazio dato alla coralità e allo scontro di popoli e culture differenti nonché uno stile severo con molte preghiere.

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AmorEstremo: Leonora, ossia l’amore coniugale di Ferdinando Paër e L’amor coniugale di Johann Simon Mayr

Il titolo del post non vuole riferirsi al discutibile film pseudo erotico-filosofico di circa 10 anni fa (intitolato, appunto, AmorEstremo) ma sottolineare il gesto (estremo sotto tutti i punti di vista) che compie la protagonista di Léonore ou L’amour conjugal (libretto di Jean-Nicolas Bouilly musicato da Pierre Gaveaux nel 1798) ovvero il travestirsi da uomo per cercare di salvare il proprio marito ingiustamente accusato. La vicenda è universalmente nota per essere stata sublimata da Ludwig van Beethoven nel suo Fidelio, ma la sua origine di “pièce à sauvetage” la ha resa appetibile anche per due compositori come Ferdinando Paër e Johann Simon Mayr, che la hanno declinata in due versioni diverse rappresentate a un anno di distanza l’una dall’altra (1804 per Paër, 1805 per Mayr): in entrambi i casi è necessario evitare inopportuni confronti con Beethoven, dato che i due autori leggono la vicenda secondo i canoni dell’opera semiseria, un genere che ho affrontato abbastanza in questo blog, tanto che ho deciso di creare un tag apposito. L’opera semiseria è uno dei capitoli più affascinanti nella storia musicale del XIX secolo: liberandosi dalle codifiche decisamente rigide dell’opera seria e di quella comica, l’opera semiseria, ispirandosi spesso a soggetti francesi, portò in Italia un’attenzione sempre maggiore a tematiche realistiche e sentimentali, una sorta di stile “medio” che, nelle sue declinazioni peggiori, ci appare come un’opera seria con incomprensibili innesti buffi ma che, in quelle migliori, risulta una tipologia sperimentale del massimo interesse, in grado di aprire la strada al realismo ottocentesco. Anche se la parola d’ordine per accostarsi ai lavori di Mayr e Paër è “dimenticare Fidelio” non si potrà, del resto, negare che anche Beethoven gestisca con molta disinvoltura uno stile “comico” che gli serve per dipingere la realtà quotidiana di personaggi come Jaquino e Marzelline nel suo “serio” Fidelio che, guarda caso, debutta nella sua prima versione intitolata Leonore un anno dopo l’opera di Paër e appena pochi mesi prima della farsa sentimentale (così dal libretto di Gaetano Rossi) di Mayr.

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