Archivio per maggio 2012

Il segreto per esser felici

A causa dell’accavallarsi di impegni scolastici e di lavori dall’imminente scadenza il blog è rimasto un po’ indietro e, per inciso, vi resterà finché non avrò tempo di riaggiornarlo 😦 Ne approfitto quindi per proporre un ascolto a tema con le mie attività attuali (una ricerca sui contralti del XIX secolo) eseguito dalla grande Marilyn Horne, artista che fino a questo post era rimasta colpevolmente assente dai video presenti nel blog.

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Patria oppressa! il dolce nome No, di madre aver non puoi, Or che tutta a figli tuoi Sei conversa in un avel.
D’orfanelli e di piangenti Chi lo sposo e chi la prole Al venir del nuovo Sole S’alza un grido e fere il Ciel.
A quel grido il Ciel risponde Quasi voglia impietosito Propagar per l’infinito, Patria oppressa, il tuo dolor.
Suona a morto ognor la squilla, Ma nessuno audace è tanto Che pur doni un vano pianto A chi soffre ed a chi muor.

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Il flauto di Mercadante

Se confrontata a quella dell’opera lirica la produzione di musica strumentale e/o da camera nel XIX secolo italiano appare, francamente, davvero scarsa. Una luminosa eccezione è rappresentata, però, da Saverio Mercadante , musicista a cui il blog ha già dedicato alcuni post pochi giorni fa. Mi sembrava giusto, per chiudere questa sorta di “trittico mercadantiano” primaverile, dedicare anche un piccolo spazio (poco più di una segnalazione) alla produzione concertistica del musicista di Altamura e, in particolare, ai suoi Concerti per flauto e orchestra. A differenza della produzione strumentale e/o cameristica di operisti suoi contemporanei (penso a Donizetti e ai suoi quartetti per archi), che non ha incontrato il favore di buona parte degli esecutori più celebri e famosi, i flautisti hanno dimostrato sempre un discreto attaccamento alla produzione di Mercadante, peraltro flautista egli stesso e, dunque, perfettamente consapevole delle potenzialità di questo strumento. In generale la scrittura mercadantiana sembra evocare le atmosfere di Mozart e Hummell tipiche del primo ‘800, mescolate in maniera affascinante a una cantabilità tutta italiana e mediterranea, specchio di quella scuola napoletana di cui il compositore di Altamura faceva indubbiamente parte.

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Incontra l’opera al Cine Teatro Italia

Segnalo il lodevole Progetto di formazione sulla musica lirica che si svolgerà al Cine Teatro Italia di Macerata dal 22 al 24 maggio della prossima settimana.MARTEDI’ 22 MAGGIO ORE 21,15 LA TRAVIATA conduce FRANCESCO MICHELI Direttore Artistico di Macerata Opera Festival
MERCOLEDI’ 23 MAGGIO ORE 21,15 LA BOHEME conduce CRISTIANO VEROLI Musicologo
GIOVEDI’ 24 MAGGIO ORE 21,15 CARMEN conduce CRISTIANO VEROLI Musicologo

Cine Teatro Italia | Via Gramsci, 25 – 62100, Macerata | Tel/Fax +39.0733.237472 | Mob +39.340.8476106 | info@nuovocinema.it

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In nome di Maria: Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi

Ogni melomane, accanto ai grandi capolavori, ha delle opere (che il più delle volte capolavori non sono) alle quali è particolarmente legato per le più svariate ragioni: nel mio caso uno di questi lavori è la Giovanna D’Arco che Giuseppe Verdi compose durante i suoi anni di galera e che debuttò al Teatro alla Scala di Milano il 15 febbraio 1845. Opera considerata (non del tutto a torto a dire il vero) come minore all’interno del repertorio verdiano minore per eccellenza (ovvero la produzione compresa tra l’affermazione del Nabucco e il trionfo del Rigoletto) la Giovanna D’Arco è in realtà un lavoro molto interessante per svariate ragioni, sia storiche che estetiche:

  • È in questa partitura che Verdi inizia a sperimentare la resa del linguaggio ultraterreno, necessario nei cori degli angeli e dei demoni, ricercando l’effetto grottesco (mediato dallo stile di Victor Hugo) che poi porterà a miglior compimento nelle pagine affidate alle streghe nel Macbeth;
  • è con quest’opera che si chiude (almeno fino alla Forza del destino appositamente revisionata nel 1869) il ciclo dei debutti verdiani al Teatro alla Scala di Milano;
  • si tratta di uno dei pochissimi lavori (l’altro, come nota l’autore dell’edizione critica di Giovanna D’Arco Alberto Rizzuti, è I lombardi alla prima crociata) in cui la figura della Vergine Maria viene identificata con istanze patriottiche e nazionaliste: Giovanna combatte per la sua patria oppressa dall’invasore straniero (chiara metafora dell’Italia gemente sotto il giogo dell’invasore austriaco) e per questa santa missione le viene concesso un aiuto ultraterreno. La censura, come vedremo, si rivelò particolarmente attenta a modificare e smussare tutti i riferimenti ad una possibile legittimazione divina delle istanze nazionaliste della protagonista, tanto che solo la recente edizione critica ha permesso al libretto di Solera di essere eseguito nella sua veste originaria, dato che i cambiamenti richiesti dai censori avevano ulteriormente ingoffito un testo che già di suo aveva non pochi problemi di verosimiglianza;
  • La vicenda consentiva a Verdi cercare un equilibrio tra la coralità di opere come Nabucco e Lombardi alla prima crociata e l’indagine dei tormenti privati e spirituali della sua protagonista.

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Opera al Cinema

Segnalo a chiunque fosse nei pressi di Macerata il prossimo appuntamento con l’opera lirica trasmessa in HD al Cine Teatro Italia (via Gramsci n°25, Macerata).
Martedì 15 maggio, alle 20.o0 è prevista L’italiana in Algeridal Teatro Comunale di Bologna.

Interpreti principali: Marianna Pizzolato, Michele Pertusi, Anna Maria Sarra, Yijie Shi e Paolo Bordogna
Dirige Paolo Olmi, regia di Francesco Esposito
Il Teatro Comunale ha anche creato un mini-sito dedicato interamente a questa produzione!

Dalle ore 19.45, per chi vorrà, una breve introduzione a cura del sottoscritto
Per info e prenotazioni potete contattare i seguenti numeri: 0733/237 472 o 340 84 76 106, oppure info@nuovocinema.it | Costo del biglietto 12 euro

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Opera Rara Essentials: I Normanni a Parigi di Saverio Mercadante

Alla “rivoluzione” del Giuramento Mercadante arrivò gradualmente, tanto che in alcune delle opere precedenti quello che viene riconosciuto all’unanimità come il suo capolavoro è possibile ravvisare l’inizio della medesima attenzione alla drammaturgia, alle potenzialità dell’orchestrazione e, in generale, alla ricerca di un linguaggio che si distinguesse dall’effetto facile in favore di una maggiore raffinatezza compositiva: uno dei titoli più intriganti di questa fase compositiva è rappresentato dai Normanni a Parigi, Tragedia lirica in quattro atti su libretto di Felice Romani che debuttò nel febbraio 1832 al Teatro Regio di Torino mantenendosi poi nel repertorio dei teatri italiani per oltre vent’anni (al gennaio 1858 risale l’ultima, per il momento, ripresa teatrale del lavoro). Il lavoro è stato incluso dalla sempre benemerita casa inglese Opera Rara, che ne ha inciso un’ampia selezione, nella sua collana Opera Rara Essentials: a onor del vero l’interesse per quello che si ascolta avrebbe fatto desiderare che la casa inglese avesse deciso di incidere l’opera nella sua versione integrale e non in degli “Highlights” che, per quanto esaustivi, risultano comunque limitanti nella percezione di un lavoro dalle cupe atmosfere gotiche e dall’interessante costruzione drammatica, a dispetto della complicatissima trama che, nel presentare una madre colpevole e fedifraga (Berta) con il figlio destinato a un ruolo en travesti (Osvino) deriva in maniera abbastanza palese dalla rossiniana Semiramide.

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