Opera Rara Essentials: I Normanni a Parigi di Saverio Mercadante

Alla “rivoluzione” del Giuramento Mercadante arrivò gradualmente, tanto che in alcune delle opere precedenti quello che viene riconosciuto all’unanimità come il suo capolavoro è possibile ravvisare l’inizio della medesima attenzione alla drammaturgia, alle potenzialità dell’orchestrazione e, in generale, alla ricerca di un linguaggio che si distinguesse dall’effetto facile in favore di una maggiore raffinatezza compositiva: uno dei titoli più intriganti di questa fase compositiva è rappresentato dai Normanni a Parigi, Tragedia lirica in quattro atti su libretto di Felice Romani che debuttò nel febbraio 1832 al Teatro Regio di Torino mantenendosi poi nel repertorio dei teatri italiani per oltre vent’anni (al gennaio 1858 risale l’ultima, per il momento, ripresa teatrale del lavoro). Il lavoro è stato incluso dalla sempre benemerita casa inglese Opera Rara, che ne ha inciso un’ampia selezione, nella sua collana Opera Rara Essentials: a onor del vero l’interesse per quello che si ascolta avrebbe fatto desiderare che la casa inglese avesse deciso di incidere l’opera nella sua versione integrale e non in degli “Highlights” che, per quanto esaustivi, risultano comunque limitanti nella percezione di un lavoro dalle cupe atmosfere gotiche e dall’interessante costruzione drammatica, a dispetto della complicatissima trama che, nel presentare una madre colpevole e fedifraga (Berta) con il figlio destinato a un ruolo en travesti (Osvino) deriva in maniera abbastanza palese dalla rossiniana Semiramide.

L’opera conobbe un deciso successo al suo debutto, venendo poi ripresa in numerosissime piazze italiane con interpreti spesso di primissimo piano: creata per Adelaide Tosi la parte di Berta venne cantata anche dalla grande Carolina Ungher mentre il ruolo di Odone (creato da Giovanni Battista Verger) fu assunto assai spesso da Gilbert Louis Duprez. Della partitura il disco Opera Rara propone lo splendido coro introduttivo “Una Reggente debole” e il Duetto, francamente un po’ di maniera, tra Berta e Osvino che chiude il I Atto. Più interessanti appaiono gli stralci tratti da III e IV Atto (del II non si ascolta nulla), in particolare l’ampio Finale III che inizia come duetto tra Osvino e Odone (soprano en travesti e tenore) per poi allargarsi a Terzetto con l’ingresso di Berta e in stretta finale con l’intervento del Coro. Davvero suggestivo, infine, il IV Atto che, escluso un recitativo, è presentato nella sua integralità: dalla suggestiva preghiera fuori scena di Berta “Cielo, fai grazia ai gemiti” al dolente Duetto tra Berta e Ordamante si ammira la capacità di Mercadante di dipingere i tormenti dei suoi protagonisti, in questo caso trattando la “solita forma” del duetto con decisa disinvoltura; arrivati a “Io ti lascio, e al cor non oso” l’ascoltatore avverte la presenza del brano in questione con funzione di cabaletta conclusiva del duetto, ma in realtà rumori fuori scena interrompono il dialogo per far chiudere l’incontro tra il baritono e il soprano (ex amanti, manco a dirlo) con la reiterazione di brevi e intense frasi di addio, secondo una perfetta logica drammaturgica che varia le regole formali. Più convenzionale appare la scena finale della protagonista, ma anche in questo caso colpisce la sicurezza del compositore nella gestione del momento drammatico e nella raffinatezza dell’accompagnamento orchestrale, soprattutto nell’aria “Ah! Non mai”, mentre meno singolare appare la cabaletta “Vanne, infelice ed esule”.

Di questo materiale così composito il cd Opera Rara offre un’interpretazione plausibile, anche se la Berta di Judith Howarth non manca di difficoltà nella gestione del suo ruolo e l’Odone di Barry Banks paga lo scotto di un timbro tutt’altro che indimenticabile nella sua grande aria del III Atto; meglio l’Osvino di Katarina Karnèus e, soprattutto, l’Ordamante di Riccardo Novaro, limitato alla sola esecuzione del duetto del IV Atto (avendo la selezione tagliato sia l’aria che l’incontro con Osvino del II Atto), ma dal fraseggio intenso e partecipe. Ottima la prova della Philarmonia Orchestra guidata da Stuart Stratford e curatissima, come al solito, la veste editoriale della casa inglese che, oltre al libretto integrale dell’opera e a un bellissimo saggio di Jeremy Commons, propone la Cronologia delle rappresentazioni ottocentesche a cura di Tom Kaufman.

I Normanni a Parigi viene considerata dai musicologi come uno dei lavori più stimolanti del musicista di Altamura, tanto che ben meriterebbe un riallestimento odierno e integrale: come annota la stessa Opera Rara nel suo sito lo studioso di Mercadante Michael Rose la definisce addirittura «one of the highlights of this period». Di sicuro si tratta di un’opera molto interessante, che nel suo derivare dall’ingombrante modello rossiniano di Semiramide, apre la strada alle sperimentazioni drammaturgiche verdiane, come del resto aveva già notato nel 1976 uno studioso come Pierluigi Petrobelli, che vedeva nel Mercadante dei Normanni a Parigi il precursore delle scelte drammaturgiche contenute nel primo capolavoro di Giuseppe Verdi: Oberto, Conte di San Bonifacio.

La trama si ambienta a Parigi negli successivi alla morte di Carlomanno II, pronipote di Carlo Magno, durante l’assedio normanno della capitale dei Franchi. Berta, vedova di Carlomanno II, era stata sposata a Ordamante, con cui aveva concepito Osvino, nascosto a tutti e protetto da Odone. Quando Ordamante marcia, a capo dell’esercito normanno, contro le truppe carolingie Ordamante e Osvino si trovano a combattere sui fronti opposti finché al termine dell’opera Osvino resta ucciso e, mentre Berta piange sul cadavere del figlio, Ordamante decide di espiare con una vita di solitudine e di esilio. La vicenda, in ogni caso, è davvero troppo complicata per essere riassunta in poche righe: per questo rimando alla pagina del sito Opera Rara dedicata al cd in questione, in cui vi è l’esteso riassunto (in italiano) del denso libretto di Felice Romani.

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  1. #1 di icittadiniprimaditutto il 6 maggio 2012 - 17:12

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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