Archivio per 19 maggio 2012

Patria oppressa! il dolce nome No, di madre aver non puoi, Or che tutta a figli tuoi Sei conversa in un avel.
D’orfanelli e di piangenti Chi lo sposo e chi la prole Al venir del nuovo Sole S’alza un grido e fere il Ciel.
A quel grido il Ciel risponde Quasi voglia impietosito Propagar per l’infinito, Patria oppressa, il tuo dolor.
Suona a morto ognor la squilla, Ma nessuno audace è tanto Che pur doni un vano pianto A chi soffre ed a chi muor.

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Il flauto di Mercadante

Se confrontata a quella dell’opera lirica la produzione di musica strumentale e/o da camera nel XIX secolo italiano appare, francamente, davvero scarsa. Una luminosa eccezione è rappresentata, però, da Saverio Mercadante , musicista a cui il blog ha già dedicato alcuni post pochi giorni fa. Mi sembrava giusto, per chiudere questa sorta di “trittico mercadantiano” primaverile, dedicare anche un piccolo spazio (poco più di una segnalazione) alla produzione concertistica del musicista di Altamura e, in particolare, ai suoi Concerti per flauto e orchestra. A differenza della produzione strumentale e/o cameristica di operisti suoi contemporanei (penso a Donizetti e ai suoi quartetti per archi), che non ha incontrato il favore di buona parte degli esecutori più celebri e famosi, i flautisti hanno dimostrato sempre un discreto attaccamento alla produzione di Mercadante, peraltro flautista egli stesso e, dunque, perfettamente consapevole delle potenzialità di questo strumento. In generale la scrittura mercadantiana sembra evocare le atmosfere di Mozart e Hummell tipiche del primo ‘800, mescolate in maniera affascinante a una cantabilità tutta italiana e mediterranea, specchio di quella scuola napoletana di cui il compositore di Altamura faceva indubbiamente parte.

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