Il flauto di Mercadante

Se confrontata a quella dell’opera lirica la produzione di musica strumentale e/o da camera nel XIX secolo italiano appare, francamente, davvero scarsa. Una luminosa eccezione è rappresentata, però, da Saverio Mercadante , musicista a cui il blog ha già dedicato alcuni post pochi giorni fa. Mi sembrava giusto, per chiudere questa sorta di “trittico mercadantiano” primaverile, dedicare anche un piccolo spazio (poco più di una segnalazione) alla produzione concertistica del musicista di Altamura e, in particolare, ai suoi Concerti per flauto e orchestra. A differenza della produzione strumentale e/o cameristica di operisti suoi contemporanei (penso a Donizetti e ai suoi quartetti per archi), che non ha incontrato il favore di buona parte degli esecutori più celebri e famosi, i flautisti hanno dimostrato sempre un discreto attaccamento alla produzione di Mercadante, peraltro flautista egli stesso e, dunque, perfettamente consapevole delle potenzialità di questo strumento. In generale la scrittura mercadantiana sembra evocare le atmosfere di Mozart e Hummell tipiche del primo ‘800, mescolate in maniera affascinante a una cantabilità tutta italiana e mediterranea, specchio di quella scuola napoletana di cui il compositore di Altamura faceva indubbiamente parte.

Buona parte dei concerti per flauto (tra cui i tre più celebri in mi minore, in mi maggiore e in re maggiore) appartiene agli anni del Conservatorio di Napoli, istituzione che in futuro Mercadante si troverà a dirigere. Verso la fine degli anni ’10 del XIX secolo Mercadante aveva unito agli studi di flauto, violino e composizione anche la direzione dell’orchestra di un gruppo studenti, con cui aveva anche organizzato numerosi concerti e per cui aveva composto sinfonie e concerti per vari strumenti. Sembra che la bravura del giovane compositore avesse favorevolmente impressionato lo stesso Gioachino Rossini, che si complimentò personalmente con Niccolò Zingarelli (direttore del Conservatorio) affermando che il giovane Saverio Mercadante stava cominciando dal punto in cui entrambi avevano terminato. Un giudizio lusinghiero, tanto più se si pensa che molto probabilmente il giovane compositore era stato anche esecutore e virtuoso al flauto nelle parti che lui stesso aveva composto. In generale i concerti di Mercadante rispettano il piano che prevede un Allegro introduttivo in forma sonata, seguito da un movimento centrale in Largo o Andante denso di lirismo per chiudersi con un Rondò, spesso in forma di Polacca. L’ascolto di queste affascinante pagine giovanili (molte delle quali sono celebri e conosciute anche dal pubblico non specialista, come il Concerto per Flauto e Orchestra in mi minore op.57, il cui curioso e conclusivo Rondò Russo è tra le composizioni per flauto e orchestra più eseguite e amate dagli strumentisti) sfata in parte il mito di un’Italia totalmente disinteressata alla musica concertistica e strumentale, rivelando un’ispirazione fresca e comunicativa; la cura dell’accompagnamento (a volte affidato ai soli archi), peraltro, già sembra presagire la raffinatezza del tessuto orchestrale delle pagine del Mercadante maturo. Le Edizioni Suvini Zerboni hanno in catalogo l’edizione critica dei Concerti per flauto a cura di Mariateresa Dellaborra, che propone in un’edizione scientificamente attendibile questo interessante corpus strumentale.


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