Archivio per settembre 2012

Joan Sutherland: The Age of Bel Canto

Che cos’è il Belcanto? A questa domanda ha provato a rispondere Richard Bonynge nel giugno 1963 registrando per la Decca un doppio LP allo Studio Decca No.3 di West Hampstead e alla Kingsway Hall di Londra. Il disco, intitolato appunto The Age of Bel Canto, era il quarto recital del soprano australiano Joan Sutherland (beniamina assoluta di chi scrive) e all’epoca definitiva stella nel repertorio lirico e di coloratura, ma costituì anche una delle prime incisioni di quella che della Sutherland sarebbe diventata inseparabile compagna in tante avventure, guarda caso, belcantiste, ovvero Marilyn Horne. Completa il terzetto degli artisti impegnati nell’ampio programma il tenore Richard Conrad, in realtà l’elemento meno interessante a causa di una voce agile ma sbiancata, tendente spesso al falsetto. Il doppio disco (ristampato dalla Decca nella serie Classic Sound, ma attualmente irreperibile in confezione singola e disponibile solamente nel monumentale cofanetto di 23 cd che raccoglie l’integrale dei recital in studio incisi dalla Sutherland) è uno degli esempi più perfetti di recital in grado di coniugare l’eccitazione per prove vocali esaltanti (nel caso di Sutherland e Horne) e una seria indagine musicologica riflessa in un programma e in una track list che non hanno perso nulla del loro fascino, pur a tanti anni di distanza. Cos’è il Belcanto per Sutherland – Horne – Bonynge? Il disco indaga la tradizione della grande opera italiana del ‘700 (La Cecchina, ossia la buona figliuola di Nicolò Piccinni, Atalantadi Georg Friedrich Händel) con i suoi molteplici lasciti: l’opera inglese dello stesso Händel e di Thomas Arne (Artaxerxes), ma anche la commedia borghese di William Shield (Rosina); la tradizione tedesco-italiana di Wolfgang Amadeus Mozart prima (Il Re pastore, Die Entführung aus dem Serail e Die Zauberflöte) e di Carl Maria von Weber poi (Der Freischütz) ma anche quella francese di Adrien Boildieu (Angéla, ou l’Atelier de Jean Cousin) e Daniel-François-Esprit Auber (La muette de Portici).

Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , , , , ,

9 commenti

Giulietta e Romeo di Nicola Vaccaj

Esistono casi della vita piuttosto strani, che possono rendere un’opera d’arte celeberrima e misconosciuta al tempo stesso. Un esempio è nel Giulietta e Romeo di Nicola Vaccaj, compositore di Tolentino (Macerata): ogni studente di canto conosce il nome di Vaccaj, in quanto autore di uno dei più apprezzati e celebrati metodi per l’addestramento della voce del XIX secolo, in uso ancora oggi; ogni appassionato belliniano conosce Vaccaj perché dal suo Giulietta e Romeo deriva il libretto (sempre a cura di Felice Romani) dei più celebri (e, onestamente, più riusciti) Capuleti ed i Montecchi di Bellini senza dimenticare che, secondo una pratica cara all’ego delle primedonne ottocentesche, il finale di questa dimenticata opera di Vaccaj veniva quasi sempre inserito nel corpo nell’opera belliniana, perché considerato più efficace, tanto che la Ricordi ufficializzò la pratica pubblicandolo in appendice allo spartito e alle parti dei Capuleti. Solo di recente, e con la nuova edizione critica dell’opera a cura di Claudio Toscani (Milano, Ricordi 2003) si è formalizzato il definitivo abbandono nella pratica teatrale di questa curiosa tradizione. Una tradizione curiosa perché, pur permettendo all’opera di continuare a essere conosciuta e consentendo al nome di Vaccaj di perpetuare la propria fama, di fatto seppellì nell’oblio tutta la musica che precedeva la cosiddetta “scena dei sepolcri”: dopo il debutto al Teatro alla Canobbiana di Milano, avvenuto il 31 ottobre 1825, l’opera aveva infatti conosciuto una relativa diffusione fino al debutto dei Capuleti (Teatro La Fenice di Venezia, 11 marzo 1830) per poi vivacchiare fino alla metà degli anni ’30, dopo un’ultimo allestimento milanese con il Romeo di Maria Malibran in un’edizione, peraltro, ampiamente rimaneggiata (Giulietta fu Sophie Schoberlechner). Solo la scena finale, quindi, sopravvisse, ma dopo nemmeno vent’anni dal debutto il resto dell’opera era già dimenticato. Curioso peraltro che l’ultimo Romeo ottocentesco (famosa interprete, anche se in non molte produzioni, dell’altra celebre opera di Nicola Antonio Zingarelli sul medesimo soggetto) sia stata proprio l’artista spagnola al cui nome è legato il capriccio della sostituzione del finale di Bellini con quello di Vaccaj (ma vedremo che non fu la Malibran la prima a imporre la sostituzione).

Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , , , , , , ,

1 Commento

La Potenza d’Amore [Cd Opera Rara]

Il mondo della musica vocale da camera è uno dei più affascinanti nell’ambito della produzione artistica del XIX secolo, trovando anche in Italia uno spazio tutt’altro che ristretto, soprattutto grazie ai salotti nobili, nelle cui serate di musica non era infrequente assistere a veri e propri recital densi di ariette e cantate composte per l’occasione. La casa inglese Opera Rara ha riservato un’intera serie (significativamente intitolata Il Salotto) alla produzione italiana e francese del XIX secolo, in particolare dedicando il secondo volume della serie (La Potenza d’Amore) al genere della cantata. La cantata, una forma musicale che nell’alternanza di recitativi e arie si configura come una sorta di mini-opera da camera, era un genere particolarmente apprezzato nel periodo barocco e settecentesco; il soggetto di una cantata, in genere, si legava al mondo mitologico e/o arcadico, ma non mancava l’elemento religioso (tradizione particolarmente feconda in Germania, basti pensare alla sterminata produzione di cantate composte da Johann Sebastian Bach). Nel primo Ottocento, epoca oggetto delle cantate contenute nel cd Opera Rara, il genere conobbe la sua ultima e estrema fioritura, grazie alla diffusione della musica da salotto, eseguita durante le raffinate serate di conversazione che avvenivano nei salotti di facoltose e colte padrone di casa nobili. Il cd, di impaginazione estremamente curata e ricercata come è la regola nelle produzioni della Opera Rara, propone un florilegio di cantate (alcune delle quali estremamente elaborate) in cui trovano spazio vere e proprie chicche, come La gloria al massimo degli eroi di Ferdinando Paër, scritta probabilmente nel 1810 per le nozze di Napoleone e Maria Luisa d’Austria, che prevede un accompagnamento d’arpa al posto del solito pianoforte.

Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , , , , , ,

1 Commento

Violetta Carmen Mimì

Segnalo a chiunque si trovasse a Macerata che Giovedì 20 settembre alle ore 18 è prevista nella sala di Romolo e Remo dei Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi la presentazione-dibattito (Il Museo, il contesto e una mostra di valorizzazione. Riflessioni sul catalogo della mostra) del catalogo della mostra Violetta, Carmen, Mimì – Percorsi al femminile dallo Sferisterio ai musei civici di Macerata a cura di Francesca Coltrinari che è ancora in corso a Palazzo Buonaccorsi fino al 30 settembre. Segnalo anche che all’interno della mostra e del catalogo, a cura di Gabriele Cesaretti (ovvero il sottoscritto, questa è un po’ di auto-pubblicità) è presente una sezione dedicata all’esposizione di storiche stampe dedicate alle cantanti liriche del XIX secolo transitate a Macerata, tra cui il mitico contralto maceratese Dionilla Santolini, prima interprete del ruolo di Garzia nella Sancia di Castiglia di Gaetano Donizetti al San Carlo di Napoli nel 1832 nonché artista dalla carriera eclettica e affascinante. La presentazione sarà introdotta dall’Assessore ai Beni Culturali del Comune di Macerata Stefania Monteverde e seguiranno interventi della curatrice Francesca Coltrinari nonché dei Prof. Nino RicciMassimo Montella. Il catalogo della mostra è edito da Quodlibet. Edit 25/09/12 – Comunicato Stampa Macerata Opera Festival – Superata quota tremila presenze alla mostra: il dato aggiornato a metà mese di settembre riporta infatti 3090 ingressi complessivi.

, , ,

1 Commento

Teseo riconosciuto di Gaspare Spontini

La riscoperta della Civiltà Musicale Marchigiana – Questo progetto del Teatro Pergolesi di Jesi, gestito dal 1995 al 2003 dall’allora direttore artistico Angelo Cavallaro, previde la prima esecuzione moderna di opere assai rare (delle quali, quando necessario, venne effettuata la revisione critica) di autori marchigiani: in tutto vennero eseguite otto opere, sei delle quali legate al repertorio dell’Ottocento Italiano. Partendo dal ricordo di quelle riproposte jesine (la maggior parte delle quali è stata documentata in cd Bongiovanni) la rubrica Musica di Marca intende racchiudere tutti i post dedicati ai compositori minori marchigiani del XIX secolo (quali Alessandro Nini, Giuseppe Persiani, Lauro Rossi o Nicola Vaccaj) assieme ai post dedicati a Gaspare Spontini, che minore non fu ma appare nondimeno poco considerato, anche se ingiustamente, nei cartelloni attuali. Resta escluso dalla rubrica, per ovvie ragioni avendo una categoria a parte, il pesarese per eccellenza, Gioachino Rossini. Le opere alla base del progetto della riscoperta della Civiltà Musicale Marchigiana saranno i punti di partenza di una rubrica che si propone di valorizzare (nei limiti della diffusione del presente blog) quei lavori minori assimilabili allo stile dell’Ottocento italiano o che, come è il caso del Teseo riconosciuto, ne anticipano in parte alcune inquietudini.

Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , , ,

1 Commento

Di tanti palpiti

Per una ricerca, che mi sta impegnando in questo periodo, mi trovo a spogliare alcune annate di celebri riviste dell’800 e mi sono imbattuto in questo divertente pezzo, che propongo senza cambiarlo di una virgola.  Si tratta, ovviamente, di un aneddoto, ma di lettura piacevole. L’articolo è pubblicato alle pagine 67-8 di Teatri Arti e Letteratura, Anno 26.mo  N.1282. — Tom. 50. Bologna. 25 Gennaio 1849.

Chi non conosce l’aria Di tanti palpiti, una delle più deliziose ispirazioni di Rossini? ma se ne ignora generalmente l’origine anche dai dilettanti. Questo pezzo, il migliore forse del Tancredi, devesi al capriccio esigente d’una prima donna. Due giorni prima della rappresentazione di quest’opera, la Malanotte, cantatrice distinta che dovea sostenere la parte principale, dichiarò che non avrebbe cantato la cavatina composta pel suo entrar in iscena, e che era d’uopo scrivergliene un’altra. Rossini ritornò a casa desolato, credendo impossibile, oppresso dalla fatica com’era, l’inventare alcun che di passabile: ma, spinto dalla necessità, sedette al pianoforte, e in meno d’una mezz’ora compose questo canto divenuto sì popolare in Europa. Il pezzo è conosciuto in Italia sotto il nome d’aria dei risi. Non tornerà inutile lo spiegare come ricevette questa strana denominazione. Tutti i pranzi in Lombardia, dal banchetto del ticco all’umil pasto dell’uomo del popolo, cominciano con un piatto di riso, condito in tal foggia che non ha l’eguale in tutte le altre cucine. Ora, siccome torna importante che questa vivanda, per soddisfare il gusto indigeno, sia poco cotta, la persona incaricata di prepararla s’informa sempre, prima di metterla al fuoco, del momento preciso in cui debb’essere servita; poiché perderebbe d’ogni squisitezza, se aspettasse. Allorché Rossini ritornò a casa sotto l’impressione della domanda fattagli dalla Malanotte, il suo cuoco gli volse la solita inchiesta: Ho da mettere i risi? Il maestro accennò macchinalmente che si, e si diede alla ricerca di un’idea. Prima che il riso fosse cotto, l’aria di Tanti palpiti era trovata. [Suiss.]

Licenza Creative Commons
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 2.5 Italia License.

, , ,

3 commenti

Spigolature pesaresi e Ewa Podleś: Arias for Contralto

Il primo post settembrino del blog è dedicato, anche quest’anno, a Rossini. Inevitabile, visto che il mese di agosto è caratterizzato per ogni appassionato di Belcanto dagli eventi del Rossini Opera Festival di Pesaro che, quest’anno, presentava non poche attrattive. Non ripeterò qui quanto già scritto sulle recensioni di OperaClick (Ciro in Babilonia, Matilde di Shabran, Il Signor Bruschino, Recital di Jessica Pratt, Recital di Mariella Devia) ma aggiungerò solo la soddisfazione per aver visto, finalmente, impegnata a Pesaro in un ruolo di grandi possibilità espressive e tecniche come quello di Ciro il contralto polacco Ewa Podleś, che per quanto mi riguarda è stata una delle grandi protagoniste di questa edizione 2012 del Rof, accanto all’Amira di un’altra artista che ammiro moltissimo, ovvero Jessica Pratt (il cui recital all’Auditorium Pedrotti è stato incredibile per mole dei brani cantati, qualità dell’esecuzione e fantasia nelle variazioni). Ascoltare dal vivo la voce della Podleś è un’esperienza incredibile, dato che, pur con gli inevitabili acciacchi dell’età e con un’esecuzione tutt’altro che perfetta, si tratta di un’artista maiuscola, che colpevolmente solo ora approda a Pesaro in un ruolo protagonista (non considero tale la Giunone delle Nozze di Teti, e di Peleo del 2001, benché “rinforzata” con l’omonima cantata). Debutto tardivo, ma debutto comunque splendido, come ognuno può notare ascoltando la registrazione di Rai5 che (miracolo!) ha trasmesso in leggera differita la serata inaugurale.

Leggi il seguito di questo post »

, , , , , , , , ,

1 Commento

  • <span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: