Edita Gruberová: Donizetti Portraits

Donizetti PortraitsA Gaetano Donizetti Edita Gruberová ha dedicato gran parte della sua carriera ed era inevitabile che, durante le celebrazioni donizettiane del 1997/1998, proponesse un omaggio monografico a uno dei suoi compositori prediletti, tanto più che lo “imponeva” il suo ruolo di proprietaria di una casa discografica (la Nightingale) nata, in pratica, per poter incidere opere che nessun altra major avrebbe accettato di inserire in catalogo, nonostante la presenza di assoluto richiamo della diva slovacca. Nacque allora questo Donizetti Portraits, un disco impaginato con cura e attenzione nei confronti di opere minori e ingiustamente trascurate nel catalogo del compositore bergamasco come Gemma di Vergy (di cui viene integralmente proposta l’ampia scena finale della protagonista) e Caterina Cornaro, presente invece con la bella cavatina d’entrata di Caterina “Vieni o tu”. Presenti nel recital anche la cavatina d’entrata di Emilia dall’Emilia di Liverpool (“Madre, deh placati”), la celebre “Perché non ho del vento” dalla Rosmonda d’Inghilterra e l’entrata di Lucrezia dalla Lucrezia Borgia; il disco, infine, è completato da due pagine strumentali, la Sinfonia della Gemma di Vergy e quella della Linda di Chamounix. Ricordo che, quando il cd arrivò nei negozi, lessi una recensione in cui erano anche riportate dichiarazioni del soprano slovacco: la Gruberová spiegò che aveva voluto incidere arie da opere che non aveva interesse a portare in scena nella loro integralità, affidando quindi a questo recital (peraltro davvero molto bello) le uniche pagine che avrebbe eseguito dai titoli citati. C’è da dire che la Gruberová di allora, visti i modesti risultati della sua Lucrezia Borgia integrale, aveva forse più buonsenso di quella degli anni 2000 nel comprendere fin dove potesse spingere la propria vocalità.

Il disco è, comunque, bellissimo e testimonia che nella Gruberová degli anni d’oro era possibile trovare l’unione di un’interprete strepitosa e di una perfetta vocalista, come rivela l’esecuzione di pagine molto intense e soggioganti: il finale della Gemma di Vergy, ad esempio, è fraseggiato con grande perizia e attenzione, cogliendo splendidi momenti (in particolare nella vera e propria bestemmia che si staglia alla grande invocazione “Da quel tempio fuggite”, che la Gruberová esegue con rabbiosa partecipazione) ma più bella ancora è l’esecuzione della splendida sortita di Caterina. In questo caso a colpire non è solo l’esatta esecuzione delle varie indicazioni espressive donizettiane, ma anche la civetteria della virtuosa che, giunta al primo dei vari “Vieni” con la possibilità di eseguire un trillo sul la o, a scelta, far seguire al la una breve scala da sol al mi acuto semplicemente esegue entrambe le varianti prima trillando e poi salendo liquidamente con coloratura fluida e precisa. Va da sé che la cabaletta sia eseguita con grande scioltezza e disinvoltura, oltre che con eleganti e ben riuscite variazioni. Un disco, in sintesi, molto gradevole e ben riuscito, per concludere la piccola “trilogia” che, con Roberto Devereux, Norma e Lucrezia Borgia NSB ha dedicato all’arte di Edita Gruberová.

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  1. #1 di icittadiniprimaditutto il 5 dicembre 2012 - 00:29

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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