Amanti spagnoli e preghiere

È ancora un momento piuttosto intenso: a causa del crash del pc mi si è accumulato un po’ di lavoro e il blog, necessariamente, dovrà attendere che la mole di sudate carte che invadono la mia scrivania giunga a un livello quantomeno accettabile. Ma, visto che ormai ho preso l’abitudine di dedicare il sabato ai post di NSB, questa settimana propongo l’ascolto di una splendida e vivacissima aria da camera di Gaetano Donizetti, giusto in tempo per chiudere le feste con un po’ di allegria: l’aria in questione è L’amante spagnuolo, interpretata con energico piglio da Jennifer Larmore accompagnata al piano da Antoine Palloc in una registrazione contenuta nell’ottavo volume, Notturno – Music for the Night, della splendida serie Il Salotto edita da Opera Rara.

Questo vivacissimo bolero (pubblicato a Napoli nel 1837 all’interno della raccolta Soirées d’automne à l’Infrascata) dimostra come il mondo della musica vocale da camera italiana sia ricco di gioielli spesso nascosti, ma in realtà assolutamente irresistibili, tanto che basterebbe solo un po’ di fantasia per impaginare recital vocali estremamente originali. Se la musica sembra familiare ai donizettiani è perché venne riutilizzata da Donizetti nel coro “Cinto di rosse nubi” che apre il II Atto della Pia de’ Tolomei.

E a proposito di fantasia nell’impaginazione di recital vocali ne approfitto per confessare un mio sogno perverso (uno dei tanti): il mondo della canzone d’autore è pieno di brani favolosi, che ben potrebbero essere riletti in versione canto e piano anche da artisti lirici. Uno dei miei preferiti in questo senso è il celeberrimo Hallelujah di Leonard Cohen che, anche prescindendo dall’impressionante mole di cover che si sono succedute negli anni, ben si presterebbe a essere eseguito come bis in un eventuale recital vocale di un ipotetico cantante lirico curioso di cimentarsi con questa canzone. Non trovo in rete l’esecuzione di Jeff Buckley con il solo accompagnamento di piano che avevo nel mio lettore mp3, ma propongo questa bella rilettura di un giovane artista francese, Brahim Léonard-Heckel, che dimostra in ogni caso come il brano possa tranquillamente reggere l’impatto di un’esecuzione in cui la nuda voce è accompagnata solo ed esclusivamente dal pianoforte.

Ci tengo a specificare (non si sa mai) che il mio desiderio di una rilettura “lirica” di Hallelujah non deriva da una volontà di “nobilizzare” della musica che, per fortuna, si difende benissimo da sola senza che necessiti di alcun avvocato e, per fortuna, senza che necessiti di alcuna “nobilizzazione” (anzi, dio ce ne guardi): si tratta semplicemente dell’auspicio di vedere negli artisti un po’ di quella curiosità e di quell’interesse a guardare “oltre” che un recital vocale dovrebbe e potrebbe stimolare… in fondo il mondo della canzone e quello delle arie da camera non sono mica così distanti.

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  1. #1 di icittadiniprimaditutto il 5 gennaio 2013 - 15:04

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