Archivio per settembre 2013

Renata Scotto sings Verdi

Scotto sings Verdi SONYIn mezzo alla vera e propria valanga di dischi sostanzialmente inutili (per fortuna che la crisi ha limitato le pubblicazioni, altrimenti saremmo sommersi) che però, almeno nelle intenzioni, dovrebbero risultare degli omaggi a Verdi e Wagner, vorrei segnalare la ristampa di un vecchio e bellissimo recital di Renata Scotto che, nel 1974, registrò per la Cbs un bellissimo florilegio di pagine verdiane recentemente ristampato a prezzo contenuto dalla Sony Classical. La Scotto che si ascolta in questo disco è una Scotto colta in piena fase di passaggio dal repertorio lirico leggero a quello più drammatico e pesante che ne caratterizzerà l’ultima fase della carriera, una Scotto, quindi, che unisce la sostanziale integrità della voce non ancora solcata dagli stridori che si faranno sempre più frequenti a una perizia d’interprete già molto affinata. Alcune delle arie registrate appartengono a ruoli molto amati dal soprano, come è il caso di Giselda dei Lombardi alla prima crociata, la cui grande scena del II Atto è posta in chiusura del disco con una realizzazione maiuscola e trascinante (la splendida frase “pregare mi valga / ascendere a te” riceve un rilievo spettacolare). Nabucco sarebbe stato registrato integralmente dalla Scotto qualche anno dopo con Muti, ma la grande apertura del II Atto qui eseguita viene affrontata con un piglio e una fantasia che meritano certamente di essere conosciute, anche prescindendo dall’insolente puntatura acuta con cui l’artista chiude la cabaletta in questa occasione (e che Muti, ovviamente, vieterà nel cd Emi).

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TuttoVerdi – Alzira

AlziraDVD_FrontCoverPiù un’opera è brutta maggiore dovrebbe essere la cura impiegata dagli artisti chiamati a interpretarla, cercando di nasconderne le magagne compositive per evidenziare, invece, quanto di buono riesce a contenere anche il lavoro più negletto. E negletta Alzira lo è davvero, anche prescindendo dal giudizio d’autore, che la definì “proprio brutta”: il soggetto (su libretto di Salvadore Cammarano derivato da Voltaire) non ispirò a Verdi la sua musica migliore, facendone sortire un’opera brevissima, non troppo interessante, nonostante le possibilità  vocali offerte dai tre ruoli protagonisti. Eppure nessuno degli artisti che ha interpretato l’opera lasciandone testimonianza sonora ha saputo rivelarne eventuali bellezze nascoste, in una discografia singolarmente povera. Non cambia le cose il nono volume del ciclo TuttoVerdi della CMajor, realizzato non a Parma ma a Dobbiaco nel settembre 2012: innanzitutto riprendere in dvd un’esecuzione in forma di concerto rende un pessimo servizio a un’opera debole di suo, facendo comprendere con chiarezza come la registrazione sia stata effettuata solo come un “tappabuchi”, originato dalla mancata produzione di uno spettacolo realizzato nelle terre natali del compositore per completare l’integrale verdiana in dvd ormai prevista e annunciata. L’esecuzione musicale, poi, è onesta e professionale, ma non indimenticabile: né Virginia ZeaniCristina Deutekom, storiche Alzire teatrali, si sono “portate a casa” il ruolo, né tantomeno ci sono riuscite Ileana CotrubasMarina Merscheriakova nelle due incisioni in studio dell’opera; Junko Saito, la protagonista del dvd CMajor, è graziosa e non priva di interesse, ma non sarà nemmeno lei a svelare il mistero di questa esotica e affascinante creatura americana, anche prescindendo da una coloratura tutt’altro che impeccabile. Il resto del cast non migliora le cose, mantenendosi in un alveo di anonima professionalità in cui non fatica a spiccare l’impeto di un disordinato, ma coinvolgente, Ferdinand Von Bothmer (Zamoro). Restano la partecipe direzione di Gustav Kuhn e la prova davvero ottima dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, ma è un po’ poco per permettere alla figlia d’America di iniziare un suo cammino sull’onda del bicentenario verdiano.

(10 – continua)

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TuttoVerdi – Attila

AttilaDVD_FrontCoverLa videografia di Attila è abbastanza ricca, ragion per cui questo ottavo volume del ciclo TuttoVerdi della CMajor rischia di essere come un vaso di coccio affiancato a ben più solidi vasi di ferro mentre sta esposto nelle vetrine dei negozi di dischi. Non che si ascolti niente di particolarmente brutto in questo dvd (anche se non si ascolta di certo niente di particolarmente bello): piuttosto il clima è quello di una certa mediocritas non sempre aurea in cui spicca solo qualche slancio di fraseggio dell’Odabella di Susanna Branchini e il bellissimo timbro del Foresto di Roberto De Biasio. Più deboli, soprattutto a livello di interpretazione, tanto l’Attila di Giovanni Battista Parodi che l’Ezio di Sebastian Catana. La direzione di Andrea Battistoni sceglie la via di una corsa a perdifiato che sarà anche suggestiva e creerà forse un po’ di tensione drammatica (personalmente non condivido, ma ci può essere chi gradisce) ma limita di molto le possibilità espressive di un’opera cupa e decadente, le cui ambiguità sono pochissimo esplorate in questa lettura. Resta lo spettacolo di Pierfrancesco Maestrini, che sceglie di impostare la narrazione occhieggiando in maniera piuttosto evidente al mondo del fantasy, dei fumetti / graphic novel e dei videogiochi. Molti lo hanno criticato ma, sarà perché in fondo sono un nerd (e me ne vanto), personalmente l’ho trovato gradevole e divertente nell’uso di proiezioni come scenografie virtuali e nel trucco che strizza l’occhio a film di successo come Avatar, da cui sembra uscito proprio Attila. Il minuscolo spazio del Teatro Verdi di Busseto appare utilizzato in maniera notevole mentre incomprensibile (e, alla lunga, irritante) appare la scelta di far fare delle mini corse in quinta ai personaggi durante il tempo di mezzo delle cabalette per poi farli riapparire al proscenio. Un video discretamente divertente, insomma, ma certamente non un Attila di riferimento.

(9 – continua)

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Bizzarra è inver la scena: appunti pesaresi

Tell_AlaimoPubblicato anche su OperaClick.

Mica facile allestire Rossini. Ne sanno qualcosa a Pesaro dove, al rigore filologico dell’esecuzione musicale, si è sempre affiancata la via dell’audace sperimentazione registica, lasciando all’estro di uomini di teatro la possibilità di inventare e reinventare una drammaturgia particolare e raffinatissima come quella di Gioachino Rossini. Molti allestimenti pesaresi hanno fatto la storia del teatro rossiniano, mentre altri sono presto caduti nel dimenticatoio, ma resta un dato di fatto che il Rof ha avuto tra i suoi meriti anche quello di chiarire la presenza della regia teatrale come più di un semplice complemento visivo all’esecuzione musicale, ma una vera e propria interpretazione della partitura, in grado di mescolare riferimenti all’immaginario rossiniano rileggendoli secondo la cultura, lo stile e le abitudini della contemporaneità. Il Rossini Opera Festival 2013, che presentava due nuovi spettacoli di beniamini del festival come Davide Livermore e Graham Vick accanto alla ripresa di un classico di Jean-Pierre Ponnelle, ha offerto quindi il destro per alcune considerazioni, senza alcuna pretesa di esaustività, sulle problematiche relative all’allestimento dell’opera rossiniana di oggi.

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