Gabriele Cesaretti

- Die Zeit, die ist ein sonderbar Ding - Son libero di me, padrone è ognuno! Servo di tutti e non servo a nessuno - Ho un caratteraccio: insofferente, intrattabile, permaloso, irascibile, sbadato e puntiglioso. Lo dico io pur di dirlo per primo... - Fiero sangue osco-umbro (forse - chissà - anche piceno) / nelle vene a me trascorre Notre jeunesse est enterrée Au fond du vieux calendrier. Ce n’est plus qu’en fouillant la cendre Des beaux jours qu’il a contenus, Qu’un souvenir pourra nous rendre La clef des paradis perdus. [Murger SCÈNES DE LA VIE DE BOHÈME XXIII] ooh frettoloso grimorio, / le tue esucubazzioni sono lì, / come pergidi gablimbocci sull'urgida / beh io imploro gli... ooh io strazierobbi, / nei gobbi sbarchi, con il mio blastogancio... / e vedi se non lo faccio... si...

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Un musicista jesino riscoperto

PaggiSegnalo un bell’evento che si è tenuto domenica scorsa presso il Palazzo Baldeschi Balleani di Jesi, nell’ambito della Stagione 2013/14 della rassegna Concerti a Palazzo organizzata dalla Fondazione Lanari. La serata Benvenuti in casa Paggi – La riscoperta di un “divo” jesino osannato nel mondo ha permesso di riscoprire musiche dello jesino Giovanni Paggi con il soprano Rosita Tassi, il baritono Davide Bartolucci, il pianista Andrea Zepponi. Mi spiace non  aver potuto assistere a un evento che si annunciava estremamente interessante e particolare: per chi si chiedesse, giustamente peraltro, chi sia questo Carneade – Paggi, copio e incollo da internet (a cura dell’organizzatore Gianni Gualdoni) maggiori informazioni su questo sconosciuto divo del XIX secolo.

Il musicista jesino Giovanni Paggi –vissuto tra il 1806 e il 1887- è oggi pressoché sconosciuto a tutti: non solo all’uomo della strada, ma anche al più attento appassionato di musica e perfino a gran parte degli stessi professionisti della musicologia. Il nome di Paggi non appare nell’importante “Dizionario della musica e dei musicisti” della UTET, né in “The New Grove Dictionary of music and musicians”.
È stato un grande concertista, un autentico “virtuoso” dell’oboe, conteso per decenni da istituzioni musicali e salotti privati di mezzo mondo. Uno strumentista d’eccezione, ma anche un abilissimo compositore, apprezzato per una raffinatezza di scrittura che unisce solido mestiere e grande eleganza.
L’appuntamento a Palazzo Baldeschi Balleani di Jesi domenica 13 aprile, dal titolo significativo “Benvenuti in Casa Paggi”, ha riproposto l’atmosfera intima e rarefatta dei salotti privati dell’alta società dell’epoca, offrendo in prima esecuzione moderna partiture originali del Maestro scritte per canto e pianoforte proprio per quel tipo di ambienti internazionali.

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Il dubbio

il dubbioIl blog langue, ormai da tempo. Mi capitano spesso momenti come questo (il vecchio blog rimase inattivo per moltissimo tempo, prima dell’inevitabile chiusura). Non credo che chiuderò Non solo Belcanto ma non ho né il tempo né la serenità mentale per gestire il blog al ritmo da webzine di un articolo a settimana che riuscivo a tenere fino a qualche tempo fa.

Questo accade per tante ragioni (che non so quanto possano risultare interessanti), legate a un anno che, per me, è particolarmente strano e difficile per una lunga serie di motivazioni, che investono sia la mia vita privata che la mia vita lavorativa… motivazioni che non starò qui a spiegare (del resto vale lo stesso concetto di cui sopra… a chi interessa?).

Ci tengo, però, a ringraziare quanti passano per il blog, cliccano mi piace e commentano i post: proprio perché questo spazio è comunque visitato e riceve l’attenzione di persone che, in fondo, decidono di passare qui parte del loro tempo non mi va di pubblicare sciatterie, o almeno post che ritengo essere tali… preferisco aspettare il momento in cui avrò quella serenità mentale e quella tranquillità necessarie alla prosecuzione delle attività del blog nella maniera che io reputo idonea. Il ciclo TuttoVerdi sarà quindi completato e sicuramente non lasciato a metà; anche altri progetti che ho in mente (tutti dedicati al mondo dell’opera del XIX secolo, of course) troveranno, prima o poi, la via dei post. Ma per il momento ho bisogno di una pausa. Il blog riaprirà prima possibile, nel frattempo i miei quattro lettori sappiano che hanno i miei ringraziamenti per la loro attenzione e per la loro pazienza. A presto e ad maiora.

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Grandioso!

Grandioso Box CoverGli anniversari passano ma, spesso, qualcosa lasciano, come è il caso di questo agile cofanetto di 7 cd edito dalla Deutsche Grammophon e significativamente intitolato Grandioso! Great VERDI Recordings from Caruso to PavarottiGrandioso è una delle più enigmatiche, ma anche delle più caratterizzanti, prescrizioni verdiane: Verdi la utilizza molto spesso, sempre in corrispondenza di momenti drammaturgicamente molto significativi, quindi il nome scelto per questo bel cofanetto non è affatto dato a caso. Grandioso! è anche il livello della maggior parte dei brani contenuti in questa raccolta che, in ordine alfabetico, copre la maggior parte delle opere verdiane con ascolti molto interessanti. Si segnalerà, quindi, la presenza di una splendente Grace Bumbry, alle prese sia con Eboli che con uno spettacolare “Tu che le vanità”; un Giuseppe Di Stefano come al solito assai peculiare come tecnica e emissione ma infinitamente migliore dei suoi numerosi e disgraziati imitatori; la sempre splendida Elvira di Joan Sutherland dal famoso recital del 1959 diretto da Nello Santi, e ancora l’Ernani di Carlo Bergonzi, il Duca di Luciano Pavarotti e tanti altri. Più interessanti di queste registrazioni celeberrime (che, beninteso, è sempre un piacere ascoltare) ho però trovato le prestazioni di artisti meno noti, come il tenore Petre Munteanu, che è un elegante Duca di Mantova, o la classe di Pierrette Alaire, che sigla un “Caro nome” da ricordare. Oltre alla Messa da Requiem integrale diretta da Ferenc Fricsay (splendida, manco a dirlo) il cofanetto è completato da un cd interamente dedicato alla tradizione del Verdi eseguito in tedesco. Qui sono contenute alcune delle esecuzioni più entusiasmanti: è esaltante ascoltare voci di vero basso come Kim Borg e Georg Hann (entrambi alle prese con la Profezia di Zaccaria) così come nessun “Balen” del Trovatore è in grado di reggere il paragone con la suprema eleganza dell’incisione di Heinrich Schlusnus, la cui esecuzione è un prodigio di raffinatezza e languore amoroso. Ma, per quanto splendido sia Schlusnus (la cui languidezza dipinge finalmente un Conte giovane e innamorato, assai più efficace di certi esperimenti moderni) il brano che da solo vale l’ascolto del cd è “Lodernde Flammen schlagen zum Himmel auf”, ovvero “Stride la vampa”, registrato da Karin Brazell nel 1929: non solo il rispetto dei trilli è scrupoloso in una maniera impensabile per gli artisti italiani contemporanei dell’epoca, ma viene creata un’atmosfera di delirante sospensione, come una macabra ninna nanna, che non è possibile paragonare a nessun’altra incisione. Soprattutto in questi cd appare evidente come oggi si sia perso quell’accento, al tempo stesso retorico e nobile, che costituisce il lievito segreto della musica verdiana; un accento sacrificato spesso sull’altare di una presunta “umanizzazione” dei personaggi e un accento che, invece, troviamo presente a pieno titolo in queste quasi otto ore di musica, testimonianza preziosa di un’epoca passata.

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Claudio Abbado (Milano, 26 giugno 1933 – Bologna, 20 gennaio 2014)

Il tempo della retorica è per altre occasioni, ora è il tempo di ricordare il grande musicista

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Segnalazione donizettiana

donizetti_spatolatoSegnalo a chiunque fosse interessato e/o nei paraggi che domenica 26 gennaio 2014 terrò la conferenza di Guida all’Opera per L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, titolo inaugurale della Stagione Lirica 2013 / 2014 del Teatro delle Muse di Ancona. L’incontro è previsto al Ridotto del Teatro delle Muse dalle ore 11 e, in occasione della Guida all’Opera, dovrebbe anche essere disponibile il programma di sala dello spettacolo con un mio scritto di presentazione. Visto che l’ingresso alla Guida all’Opera è gratuito, se vorrete intervenire e presenziare sarete ovviamente i benvenuti. L’elisir d’amore sarà in scena al Teatro delle Muse venerdì 31 gennaio alle ore 20.30 e domenica 2 febbraio alle ore 16.00; direttore d’orchestra Jader Bignamini. regia e luci Arnaud Bernard, in scena Serena Gamberoni, Francesco Meli, Alexey Bogdanchikov e Bruno Praticò.

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TuttoVerdi – La traviata

CMajor723608_Tutto-Verdi_LaTraviataDVD_FrontCover_komprimiertQuesta traviata è uno dei volumi più interessanti del ciclo TuttoVerdi edito dalla CMajor con registrazioni provenienti dal Teatro Regio di Parma: allestita durante il Festival Verdi 2007 (assieme alla Luisa Miller di cui ho già parlato) questa traviata venne da molti sminuita nel confronto con la Luisa, ma la pubblicazione del diciottesimo volume della serie consente, a distanza di cinque anni, di rivedere in parte questo giudizio, che comunque io non condivisi nemmeno all’epoca, avendo assistito dal vivo a entrambi gli spettacoli, oltretutto in due giorni consecutivi. Avendo già parlato del bellissimo spettacolo di  Karl-Ernst e Ursel Herrmann in questo post eviterò di ripetermi e rimando al link per le opinioni circa regia, scene e costumi. Circa la parte musicale aggiungo che la direzione di Yuri Temirkanov è bellissima, intensa e calda come una colata di lava, ma intrisa di un lirismo struggente che non manca di lasciare il segno; peccato per i canonici tagli “di tradizione”. Nel cast Svetla Vassileva fu molto criticata ma onestamente non capisco perché: gli acuti sono striduli e c’è un fuori tempo abbastanza evidente al termine di “Sempre libera” (che non sarebbe stato male correggere) ma, al di là del fatto che si sente molto di peggio in giro, l’interpretazione e il fraseggio sono talmente personali da farsi perdonare molte cose; in più è una bella donna e in scena sta molto bene. Più scialbo Massimo Giordano, comunque un Alfredo abbastanza attendibile, per quanto assai parco di sfumature, e bravo Vladimir Stoyanov, un Gérmont padre notevole. Uno dei dvd del ciclo TuttoVerdi che assolutamente merita una visione.

(19 – continua)

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Riccardo Muti – Il mio Verdi

Pack-MutiMeritoria, indubbiamente, l’iniziativa del Corriere della Sera, che ha presentato in dieci uscite un prezioso cofanetto contenente nove opere in cd e un documentario in dvd dedicati all’arte di Riccardo Muti alle prese con la musica di Giuseppe Verdi. Il titolo, pomposo, dell’intera raccolta è, da solo, tutto un programma: Riccardo Muti, Il mio Verdi. Sgombriamo subito il campo da quelli che, personalmente, ritengo essere i punti deboli della raccolta in questione, ovvero il solipsismo del direttore protagonista di tutte le incisioni, tanto da far sparire il nome dei solisti di canto dal retro di ogni booklet a partire dalla terza uscita, e il continuare nella retorica del Verdi che “diede una voce alle speranze e ai lutti, pianse ed amò per tutti”, secondo una patriottarda definizione di Gabriele D’Annunzio che, personalmente, trovo alquanto superata (ma ribadita nel dvd che costituisce l’uscita n.10 della serie). Verdi cantò l’Italia e gli italiani, questo è fuor di dubbio, ma soprattutto ne cantò i difetti e le contraddizioni, con quell’amore che non cela ma, al contrario, sottolinea quanto può e deve essere modificato: continuare nella retorica facile significa sottovalutare la portata politica del messaggio verdiano che, soprattutto in tempi tristi e complicati come quelli che stiamo vivendo, sarebbe invece molto importante.

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Il 2013 di Non solo Belcanto

E come ogni anno WordPress prepara un simpatico report delle attività del blog, che quest’anno hanno osservato una relativa battuta d’arresto per i motivi già detti pochi giorni fa. Che dire? Spero di essere più presente nel 2014 e spero di continuare a parlare di musica (e della musica del Primo Ottocento italiano) per molto tempo ancora; spero anche di poterlo fare con tranquillità e serenità e spero che prima o poi l’Italia si accorga di questo enorme patrimonio culturale, un vero e proprio petrolio inesauribile, costituito dalle arti, dalla musica e dalla sua storia, che allegramente evitiamo di sfruttare perché, in fondo, non ce ne frega nulla. Nonostante tutto Buon 2014!

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 21,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 8 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

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Ordine

Moz_Nozze1_6Questo 2013 che (finalmente) sta finendo è stato un anno molto strano e intenso, sia per eventi positivi che per altri dei quali non è il caso di parlare in un blog dedicato alla musica. Tra quelli positivi c’è indubbiamente il fatto di aver pubblicato una mia fatica, il volume Dionilla Santolini diva «inattuale», che è uscito la scorsa estate all’interno della collana I personaggi della musica della Zecchini Editore. Il ricordo della figura di Dionilla ha dato vita a una serie di eventi che ho ricordato nel blog, quindi attività di questo spazio web è di conseguenza proseguita più a rilento per tutto l’anno. A questo aggiungo un anno discretamente intenso a scuola nonché varie problematiche personali che, pare, si siano risolte per il meglio (almeno quello), ma nonostante questo il blog ha comunque osservato una chiusura forzata durata dalla fine del mese di novembre alle feste attuali. Approfitto dunque di questo giorno di “vacanza” da impegni lavorativi e da impegni mondani (see) per rimettere ordine all’interno del blog, chiudendo le revisioni degli articoli rimasti in sospeso per tutto il mese di dicembre e augurandomi che il 2014 ci porti più serenitò, più calma e, soprattutto, tanta buona musica.

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Buone Feste

Auguri di Buone Feste a tutti i lettori del blog

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