Articoli con tag Gossett

O mia patria di Giovanni Gavazzeni, Armando Torno e Carlo Vitali

L’Italia è un paese strano, che ha bisogno di continue iniezioni di memoria per ricordare quello che è stato il suo passato e quelle che sono state le sue origini. Le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, avvenute lo scorso anno in un clima economico di estrema incertezza e in un clima politico sul quale tacere è bello, sono ritornate sul ferro sempre caldo del Risorgimento e, in particolare, sulla musica che accompagnò la progressiva unificazione territoriale e geografica della penisola: tra i contributi pubblicati cavalcando l’onda dell’evento ho trovato particolarmente interessante “O mia patria”, volume a otto mani edito dalla Baldini Castoldi Dalai. Scrivo otto mani perché la prefazione di Philip Gossett è molto più che una semplice introduzione all’argomento (la musica popolare nel Risorgimento) ma si configura come una interessantissima piccola storia dei canti ottocenteschi, da leggere magari tenendo nel lettore un cd come Fratelli d’Italia, che gli stessi canti raccoglie in una completa antologia. Il centro del volume è nella storia del melodramma risorgimentale presentata in maniera agile, ma completa, da Giovanni Gavazzeni: pur limitandosi ai quattro grandi autori del canone ottocentesco italiano, Gavazzeni si permette una trattazione a metà tra il saggio storico e la musicologia, non perdendo mai di vista l’obiettivo del libro, ovvero dimostrare che (sono parole sue) “è nel mondo dell’opera […] che gli italiani, nonostante le sforbiciate censorie, si conquistavano faticosamente uno spazio di discussione che altrove languiva“. Una tesi condivibilissima, che viene esposta con rigore e completezza in un viaggio tra i capolavori di Rossini, Bellini, Donizetti e, immancabilmente, Verdi. All’analisi di Gavazzeni segue un interessante percorso socio-economico (significativamente intitolato “Opera, affare di stato”) a cura di Carlo Vitali (che firma anche un agile prospetto sinottico finale), in cui trovano spazio rimandi alle abitudini musicali della famiglia Leopardi e interessanti considerazioni sulla censura del XIX secolo. Il volume si chiude con Armando Torno che, nel capitolo finale, affronta l’affascinante figura di Pietro Maroncelli, patriota musicista e, secondo Torno, “il meno provinciale dei patrioti in un’Italia che riuscì ad esserlo completamente” e nella cui vita senza produzione musicale “si incarna e riflette il dramma culturale di un’epoca tutta italiana”.

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Dive e Maestri di Philip Gossett

Un libro fondamentale (almeno per ogni appassionato d’opera legato al mondo del repertorio italiano del XIX secolo) scritto da uno dei più autorevoli studiosi di questo repertorio. In un’appassionante cavalcata tra gustosi dietro le quinte e ritrovamenti avventurosi questo volume si pone a metà tra l’autobiografia del Gossett studioso e l’emozionante racconto di un’epoca (gli ultimi quarant’anni) in cui, prima con una certa timidezza e poi con sempre maggior convinzione, il repertorio ottocentesco italiano non solo è sempre più stabilmente entrato nei repertori correnti dei teatri di tutto il mondo (almeno per quel che riguarda il Rossini serio e certo Donizetti) ma si è anche affermato in una nuova mentalità esecutiva rigorosa e filologica (sopratutto nel caso di un autore già assai diffuso come Verdi). Gossett affronta nel poderoso volume edito da Il Saggiatore un viaggio all’interno della prassi esecutiva odierna, non risparmiando critiche e perplessità a molte esecuzioni e svelando molti gustosi retroscena che, da soli, valgono la lettura del volume in questione (uno per tutti: la cronaca del micidiale tonfo pesarese di Montserrat Caballé nell’Ermione del 1987). Non si tratta, però solo di un libro di prassi filologica: ogni aspetto riguardande l’esecuzione di un’opera italiana dell’Ottocento, a partire dalle questioni storiche per proseguire con quelle puramente vocali e musicali terminando con un’interessante riflessione sugli aspetti legati al mondo dei registi e della messa in scena, viene trattata con grande senso pratico, cercando di coinvolgere nella lettura tanto l’addetto ai lavori quanto il semplice appassionato, spesso ignaro delle numerose dinamiche che si pongono dietro ogni produzione lirica e, soprattutto, dietro la gestione di quell’oggetto (per molti ancora misterioso) che sono le edizioni critiche.

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