Articoli con tag Larmore

Amanti spagnoli e preghiere

È ancora un momento piuttosto intenso: a causa del crash del pc mi si è accumulato un po’ di lavoro e il blog, necessariamente, dovrà attendere che la mole di sudate carte che invadono la mia scrivania giunga a un livello quantomeno accettabile. Ma, visto che ormai ho preso l’abitudine di dedicare il sabato ai post di NSB, questa settimana propongo l’ascolto di una splendida e vivacissima aria da camera di Gaetano Donizetti, giusto in tempo per chiudere le feste con un po’ di allegria: l’aria in questione è L’amante spagnuolo, interpretata con energico piglio da Jennifer Larmore accompagnata al piano da Antoine Palloc in una registrazione contenuta nell’ottavo volume, Notturno – Music for the Night, della splendida serie Il Salotto edita da Opera Rara.

Questo vivacissimo bolero (pubblicato a Napoli nel 1837 all’interno della raccolta Soirées d’automne à l’Infrascata) dimostra come il mondo della musica vocale da camera italiana sia ricco di gioielli spesso nascosti, ma in realtà assolutamente irresistibili, tanto che basterebbe solo un po’ di fantasia per impaginare recital vocali estremamente originali. Se la musica sembra familiare ai donizettiani è perché venne riutilizzata da Donizetti nel coro “Cinto di rosse nubi” che apre il II Atto della Pia de’ Tolomei.

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Il cielo in una camera

Quando si pensa alla musica vocale con accompagnamento di pianoforte la prima cosa che viene in mente è lo sterminato, quanto affascinante, repertorio dei lieder tedeschi, che da Carl Loewe a Hugo Wolf (passando, ovviamente, per Franz Schubert e Robert Schumann) offrono all’appassionato e all’artista un oceano di musica splendida da cui attingere per la programmazione concertistica e/o l’ascolto casalingo. Tuttavia anche il XIX secolo italiano ha visto la diffusione delle melodie pensate per l’esecuzione privata con voce e pianoforte, anche se un paragone con il mondo dei lieder sarebbe ingeneroso, soprattutto per quel che riguarda la quantità: per quanto concerne la qualità di tali composizioni, sia detto senza piaggeria né inutili campanilismi, ci sono invece moltissime ballate e romanze che non hanno nulla da invidiare ai più celebrati lieder di Schubert (compositore che, per inciso, adoro) e che non sarebbe male poter riascoltare più spesso nelle sale da concerto. Dei quattro operisti italiani che hanno segnato il XIX secolo quello che ha ottenuto maggior fortuna, anche discografica, nel suo repertorio vocale da camera è stato senza dubbio Gioachino Rossini, beneficiario anche della vera e propria ubriacatura specialistica che invase il mondo della musica tra gli anni ’80 e ’90 e che portò grandissimi artisti (tra cui Marilyn Horne e Rockwell Blake) a incidere splendidi album per voce e pianoforte interamente dedicati alle composizioni del Cigno di Pesaro. I dischi che voglio segnalare oggi, in ogni caso, sono invece due registrazioni recenti, impaginate con estrema eleganza e perizia da una raffinata artista contemporanea e da una casa discografica che della filologia e della cura esecutiva ha fatto la sua bandiera, ovvero Anna Bonitatibus e Opera Rara.

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