Articoli con tag Mayr

La Potenza d’Amore [Cd Opera Rara]

Il mondo della musica vocale da camera è uno dei più affascinanti nell’ambito della produzione artistica del XIX secolo, trovando anche in Italia uno spazio tutt’altro che ristretto, soprattutto grazie ai salotti nobili, nelle cui serate di musica non era infrequente assistere a veri e propri recital densi di ariette e cantate composte per l’occasione. La casa inglese Opera Rara ha riservato un’intera serie (significativamente intitolata Il Salotto) alla produzione italiana e francese del XIX secolo, in particolare dedicando il secondo volume della serie (La Potenza d’Amore) al genere della cantata. La cantata, una forma musicale che nell’alternanza di recitativi e arie si configura come una sorta di mini-opera da camera, era un genere particolarmente apprezzato nel periodo barocco e settecentesco; il soggetto di una cantata, in genere, si legava al mondo mitologico e/o arcadico, ma non mancava l’elemento religioso (tradizione particolarmente feconda in Germania, basti pensare alla sterminata produzione di cantate composte da Johann Sebastian Bach). Nel primo Ottocento, epoca oggetto delle cantate contenute nel cd Opera Rara, il genere conobbe la sua ultima e estrema fioritura, grazie alla diffusione della musica da salotto, eseguita durante le raffinate serate di conversazione che avvenivano nei salotti di facoltose e colte padrone di casa nobili. Il cd, di impaginazione estremamente curata e ricercata come è la regola nelle produzioni della Opera Rara, propone un florilegio di cantate (alcune delle quali estremamente elaborate) in cui trovano spazio vere e proprie chicche, come La gloria al massimo degli eroi di Ferdinando Paër, scritta probabilmente nel 1810 per le nozze di Napoleone e Maria Luisa d’Austria, che prevede un accompagnamento d’arpa al posto del solito pianoforte.

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Quaresima – 2: Atalia di Johann Simon Mayr

Le caratteristiche dell’opera quaresimale elencate come premessa al Mosè in Egitto di Gioachino Rossini sono evidenti in moltissimi oratori ma, certamente, non vincolanti, tanto che non sempre sono presenti in tutti i drammi quaresimali del primo Ottocento. Un buon esempio è l’Atalia (da pronunciarsi con accento sulla i) di Johann Simon Mayr, maestro di Donizetti, andata in scena al Teatro San Carlo di Napoli nel 1822. In realtà il progetto di un’opera sacra di argomento biblico da affidare a Mayr per il San Carlo era in essere già dal 1815, caldeggiato dall’impresario Domenico Barbaja: l’Atalia sarebbe dovuta andare in scena nel 1820 ma ritardi vari, sia da parte del librettista Felice Romani che dalla produzione, ne ritardarono l’allestimento fino alla Quaresima del 1822, anno in cui peraltro venne rappresentata con molti cambiamenti di compagnia rispetto al progetto iniziale, ma con una concertazione (almeno sulla carta) d’eccezione a cura di Gioachino Rossini. Girolamo Calvi, biografo ottocentesco di Mayr, nota che “Atalia è un classico Oratorio per rispetto alla musica, ed è un vero dramma sacro sia rispetto alla musica che alla poesia. Sebbene Barbaja raccomandasse a Mayr ed al Poeta di comporre un dramma sacro che potesse reggere anche qual dramma profano, come ordinariamente sono i drammi di soggetti sacri che si scriveano allora […] nullameno il valente poeta avendo a svolgere argomento sacro lo vestì di quelle forme e di quei sentimenti con cui il Metastasio trattò le sue azioni sacre”.

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AmorEstremo: Leonora, ossia l’amore coniugale di Ferdinando Paër e L’amor coniugale di Johann Simon Mayr

Il titolo del post non vuole riferirsi al discutibile film pseudo erotico-filosofico di circa 10 anni fa (intitolato, appunto, AmorEstremo) ma sottolineare il gesto (estremo sotto tutti i punti di vista) che compie la protagonista di Léonore ou L’amour conjugal (libretto di Jean-Nicolas Bouilly musicato da Pierre Gaveaux nel 1798) ovvero il travestirsi da uomo per cercare di salvare il proprio marito ingiustamente accusato. La vicenda è universalmente nota per essere stata sublimata da Ludwig van Beethoven nel suo Fidelio, ma la sua origine di “pièce à sauvetage” la ha resa appetibile anche per due compositori come Ferdinando Paër e Johann Simon Mayr, che la hanno declinata in due versioni diverse rappresentate a un anno di distanza l’una dall’altra (1804 per Paër, 1805 per Mayr): in entrambi i casi è necessario evitare inopportuni confronti con Beethoven, dato che i due autori leggono la vicenda secondo i canoni dell’opera semiseria, un genere che ho affrontato abbastanza in questo blog, tanto che ho deciso di creare un tag apposito. L’opera semiseria è uno dei capitoli più affascinanti nella storia musicale del XIX secolo: liberandosi dalle codifiche decisamente rigide dell’opera seria e di quella comica, l’opera semiseria, ispirandosi spesso a soggetti francesi, portò in Italia un’attenzione sempre maggiore a tematiche realistiche e sentimentali, una sorta di stile “medio” che, nelle sue declinazioni peggiori, ci appare come un’opera seria con incomprensibili innesti buffi ma che, in quelle migliori, risulta una tipologia sperimentale del massimo interesse, in grado di aprire la strada al realismo ottocentesco. Anche se la parola d’ordine per accostarsi ai lavori di Mayr e Paër è “dimenticare Fidelio” non si potrà, del resto, negare che anche Beethoven gestisca con molta disinvoltura uno stile “comico” che gli serve per dipingere la realtà quotidiana di personaggi come Jaquino e Marzelline nel suo “serio” Fidelio che, guarda caso, debutta nella sua prima versione intitolata Leonore un anno dopo l’opera di Paër e appena pochi mesi prima della farsa sentimentale (così dal libretto di Gaetano Rossi) di Mayr.

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