Conversazioni sul teatro in Musica

Segnalo a tutti coloro che fossero nei paraggi e ne avessero voglia che mercoledì 25 febbraio alle 18.30, presso la Facoltà di Economia “Giorgio Fuà” di Ancona (ex Caserma Villarey – Piazzale Martelli) si terrà la prima di cinque Conversazioni sul Teatro in Musica che il sottoscritto terrà sul mondo dell’opera lirica. Il ciclo di incontri, che si chiuderà il 22 aprile, è organizzato dagli Amici del Teatro – Fondazione Teatro delle Muse e dal Lions Club – Ancona Host con il patrocinio dell’Università Politecnica delle Marche. Il primo incontro, intitolato Furore e Delirio – Crisi emotive all’ombra dei lumi, è dedicato al mondo dell’opera del ‘700. Qui si può trovare il programma completo degli incontri e qui è scaricabile la locandina in pdf dell’evento.

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Männerarten

coverApprofitto di questo (ennesimo) momento di (forzato) stop per segnalare almeno una bella pubblicazione e-book di fresco data fuori: Männerarten. La prassi esecutiva del Ring nella Neu-Bayreuth (1951-1975) di Davide Bartolucci. Si tratta di una segnalazione che ritengo doverosa per tanti motivi: Davide è un caro amico e una penna molto piacevole; l’argomento è estremamente interessante e godibile anche per chi (come me) non è esattamente un wagneriano di provata e secura fede; la casa editrice è la Piccoli Giganti Edizioni per cui a breve uscirà una mia fatica dedicata all’immortale Lucia di Lammermoor (ed ecco il perché del forzato stop del blog, se mi dedico al blog non mi dedico a Lucia… e Lucia al momento ha la priorità); la splendida foto di copertina, inoltre, è di Lucia T Sepúlveda, che i lettori del blog conoscono assai bene.🙂 Insomma che aspettate?

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Stella di Napoli – Joyce DiDonato

Joyce DiDonato Stella di NapoliMi è successa una cosa abbastanza divertente al primo ascolto di Stella di Napoli, la recente fatica discografica di Joyce DiDonato edita dalla Warner Classics: la prima traccia (ascoltata su Youtube, prima dell’arrivo del cd, quindi senza il libretto sotto mano), “Ove t’aggiri o barbaro”, mi è sembrata una brillante pagina da una sconosciuta opera comica di Pacini. Cercando qualche informazione su Stella di Napoli mi sono accorto, non senza un po’ di stupore, trattarsi invece di un’opera seria. Basterebbe questo a riassumere le mie opinioni su questo disco, che attendevo con discreto interesse, non foss’altro che per la presenza di alcune arie da opere misconosciute del primo Ottocento italiano. La DiDonato è un’artista carismatica, una persona intelligente e una vera forza della natura, ma affronta queste pagine con una voce che, sostanzialmente, è quella di una cantante di mezzo carattere (e non di una primadonna tragica) senza nemmeno che l’accento riesca a compensare i limiti dello strumento naturale, cosa che ad esempio riusciva a una Beverly Sills. Ecco allora le motivazioni del misunderstanding sul “genere” della prima track del disco che, sia detto en passant, è solo la cabaletta di una più ampia scena solista che, trattandosi dell’opera che dà il titolo all’intero album, mi sarei aspettato almeno incisa per intero. Il problema è che non c’è un brano in tutto il disco in cui l’accento sia completamente adeguato: il grande finale di Saffo, altra opera paciniana, è privo di quella allure tragica che dovrebbe costituire il fulcro dell’ampia scena (che peraltro chiamava in causa anche le potenzialità dell’attrice, viste le accurate didascalie previste anche in partitura, e che quindi molto si aspetta dall’accento e dalle capacità interpretative dell’interprete di turno) e anche la scena finale di Zelmira, dopo un attacco di “Riedi il soglio” promettente, non mantiene lo stesso afflato nobile per l’intero brano.

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TuttoVerdi – I vespri siciliani

Vespri CoverRicomincio la serie di post dedicati al ciclo TuttoVerdi edito dalla CMajor (che forse tanto bene non è andato quanto a vendite, visto che il link della sezione del sito dedicato all’intero percorso verdiano in dvd non sembra funzionare a dovere) affrontando uno dei volumi più controversi: I vespri siciliani allestiti nel 2010. Ricordo abbastanza bene quel ciclo di cinque recite: alla prima il pubblico rumoreggiò alquanto per un evidente malore non annunciato di Fabio Armiliato, protagonista maschile, che fu artefice di una prova decisamente non esaltante (la diretta andò in streaming); alla seconda le cose si ristabilirono e chi vi assistette parlò di una recita sostanzialmente positiva e ben riuscita. Tuttavia il malore di Armiliato (che pare fosse labirintite) lo costrinse a cancellare le ultime tre recite, affidate al giovanissimo studente Kim Myung Ho che, alla terza, cantò in borghese con lo spartito in mano. Scontati i balletti di polemiche di appassionati delusi, non tanto (o non solo) per il malore del tenore, quanto per il modo con cui questa indisposizione era stata annunciata, gestita e (ir)risolta nella manifestazione che all’epoca si presentava come il più importante evento dedicato alla rappresentazione delle opere verdiane. Io vidi l’ultima delle cinque recite e ascoltai, dunque, Kim Myung Ho che ricordo artefice di una prova onesta, tanto più considerando le condizioni in cui si esibiva. Ovviamente il dvd riprende in larga parte la seconda recita (la migliore) e credo parte della Prova Generale, con una prova di Armiliato non smagliante (la parte di Arrigo è tremendamente difficile) ma comunque senza le difficoltà che si palesarono alla prima in diretta web. Che sia un montaggio di varie serate lo si capisce anche da un banale errore di regia video nel V Atto, quando si vede Daniela Dessì vestita da sposa con dei bellissimi guanti di pizzo e nell’inquadratura immediatamente successiva… senza! (Cose che capitano, comunque).

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Rossini – Julia Lezhneva

V5221_DIGI_8 fev.inddNon è un disco recente, ma mi è capitato di riascoltarlo negli ultimi giorni e mi accorgo che nel blog non ne avevo ancora mai parlato: l’album Rossini registrato da Julia Lezhneva con la Sinfonia Varsovia diretta da Mark Minkowski e edito da Naïve venne salutato nel 2011 dalla stampa internazionale con discreto entusiasmo. Ascoltandolo allora non condivisi e riascoltandolo oggi… nemmeno! Il problema del disco è, innanzitutto, nel programma: brani per contralto (sia pure Cenerentola che, in fondo, è un mezzosoprano benché composta per Geltrude Righetti Giorgi) si alternano ad arie destinati alla multiforme vocalità di Isabella Colbran (Otello, La donna del lago e Semiramide) e, tanto per non farci mancare nulla, anche una romanza pensata per Laura Cinti-Damoreau (la bellissima “Sombre forêt” dal Guillaume Tell). La giovanissima Lezhneva esce dal confronto con questa scaletta impegnativa con parecchi affanni: la voce sarebbe anche estesa e interessante e l’interprete cerca di affrontare la linea vocale con gusto e pulizia ma la tecnica di coloratura è in pieno “Bartoli style”, di fatto esibendo sempre una coloratura di grazia e mai di forza, nemmeno dove un impeto maggiore (penso a Semiramide) sarebbe consigliabile e, anzi, auspicabile. L’emissione appare bassa di posizione come spesso costuma oggi e anche l’intelligenza della musicista (che avrebbe qualche discreta intenzione interpretativa) fatica a emergere, visto che il suono raramente viaggia raccolto sul fiato come l’esecuzione di questa musica splendida ma difficilissima esige.

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Baise moi

01Prima premessa: non sono un tradizionalista nel senso stretto del termine, almeno quando si parla di regia. Amo e ho amato alla follia vari tipi di spettacoli quindi, prima di assistere al Don Giovanni con regia di Graham Vick, scene e costumi di Stuart Nunn, luci di Giuseppe Di Iorio e coreografie di Ron Howell (andato in scena sabato e domenica scorsi al Teatro Pergolesi di Jesi in coproduzione con Teatri del Circuito Lirico Lombardo, Teatro dell’Aquila di Fermo, Fondazione Teatro Comunale e Auditorium di Bolzano e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia), non avevo nessun tipo di pregiudizio. Vero è che la prima di Como, avvenuta a fine settembre, era stata salutata da contestazioni ma è anche vero che spesso le contestazioni accompagnano per partito preso gli spettacoli di Vick, regista contro cui non ho nulla di personale. Lo considero un autore di spettacoli che ho trovato discutibili (Guillaume Tell) ma anche di allestimenti splendidi (Mosè in Egitto): in altre parole non penso né che sia un nome da evitare né che sia un maestro cui tutto debba essere concesso in nome dell’Arte.
Seconda premessa: per adeguarmi al livello dello spettacolo dovrei infarcire la recensione di termini quali cazzo, fica, scopate, bocchini, pisciate… se non altro perché tale volgarità era quella subita dal pubblico nel corso dell’intera serata, con una serie di immagini disturbanti proposte senza nessun filtro. Se l’artista (anzi, l’Artista) decide di eliminare ogni filtro dovrei rispettare la sua volontà e eliminarli anche io, perché se dicessi “Donna Anna e Don Giovanni hanno avuto un amplesso nella prima scena del I Atto” dubito che susciterei la stessa reazione che se scrivessi “hanno scopato selvaggiamente”. Tuttavia non cadrò nel tranello e adotterò un linguaggio adeguato, lasciando al lettore il compito di sostituire, di volta in volta, le parole “edulcorate” con quelle che la sua cultura e la sua sensibilità meglio gli suggeriranno.
Terza premessa: a dispetto di quel che si può pensare leggendo la seconda premessa non sono un moralista: non credo al valore educativo dell’arte e non mi scandalizzo perché la regia di Vick è “diseducativa”. Non cerco nemmeno l’eleganza a tutti i costi: il teatro spesso parla della vita vera e nella vita vera le braccia ce le sporchiamo fino ai gomiti ed oltre. Alla moda spetta essere elegante e alla scuola è demandato il compito di educare, non al teatro: tutto, potenzialmente, è concesso a teatro purché, però, questo ipotetico “tutto” abbia un senso e una finalità precise.

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Il blog riapre, se vi pare

Magda Olivero, redentemente scomparsa. Provatemi a dire che non era bella.

Magda Olivero, recentemente scomparsa. Provatemi a dire che non era bella.

Il blog riapre spero definitivamente. L’ultimo periodo è stato, in effetti, estremamente intenso, sia dal punto di vista lavorativo che per vari problemi personali e familiari (che spero definitivamente risolti). In aggiunta a tutto questo ci sono dei momenti in cui anche il minimo impegno (che poi così minimo non è) richiesto da questo spazio web arriva a pesarmi e, come già avevo scritto, non mi piace l’idea di dover far vivacchiare il blog con pezzi scritti alla meno peggio. In aggiunta a tutto questo confesso di vivere una profonda crisi con l’opera così come oggi viene concepita e allestita nella maggior parte degli spettacoli che mi capita di vedere dal vivo. A me pare che il fulcro di ciò che dovrebbe essere uno spettacolo lirico, ossia la meraviglia e lo stupore causato dalla voce umana e dalle sue infinite possibilità espressive, non solo non sia più al centro della programmazione ma, a volte, sia addirittura visto come un inciampo. Provo a spiegarmi meglio: si potranno allestire spettacoli fastosi e magnifici (ma nemmeno tanto poi, vista la crisi): ci sarà sempre un film con una CG più spettacolare e magnifica; i cantanti e le cantanti saranno pure obbligati a essere belli, sexy e credibili in scena (ma mica è una prerogativa dei nostri tempi, come dimostra la foto a sinistra) ma ci saranno sempre attori hollywoodiani più belli, più sexy e più credibili… Il centro dell’opera, quello che la rende diversa da qualunque altra forma d’arte è la magia della voce umana chiamata a farsi veicolo drammaturgico e teatrale. Se la voce umana non tornerà al centro delle programmazioni non vedo un roseo futuro per questa forma d’arte così difficile, particolare e affascinante. Il discorso è ancora più spinoso se si passa a quella particolare nicchia di repertorio costituita dal repertorio del primo Ottocento italiano, cui questo blog è principalmente dedicato perché è, in fondo, il mio repertorio preferito. Questo non significa che la regia e l’aspetto teatrale in una rappresentazione non siano importanti (lo sono e come, altrimenti non avrei nemmeno creato un’apposita sezione nel blog): ma non è esclusivamente nella regia che l’opera trova il suo ubi consistam. In ogni caso si tratta di un discorso piuttosto lungo e complesso che, quando avrò l’ispirazione, non escludo di voler approfondire con un post apposito: per il momento, visto il recente e discutibile tornado che ha travolto l’Opera di Roma mi limito a segnalare un bell’editoriale di Michelangelo Pecoraro apparso su OperaClick… senza voler limitare le responsabilità di alcune masse artistiche a me sembra comunque fuori di testa che un teatro che produce musica scelga, tra i suoi dipendenti, di licenziare chi quella musica la fa. Ma sarò strano io. Approfitto di questa apertura anche per segnalare che il mio libro Dionilla Santolini diva «inattuale» edito dalla Zecchini Editore è disponibile, per chi vuole, anche in pdf e segnalo altresì che è in lavorazione Il volto della sposa. Lucia di Lammermoor e Lucie de Lammermoor,  una mia nuova fatica (ma datemi il tempo di finirla) per la Piccoli Giganti Edizioni: si tratta in quest’ultimo caso di un progetto cui tengo moltissimo, dedicato a una delle mie opere preferite, ovvero Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, ma avrò sicuramente tempo per news più approfondite. Per il momento registro la riapertura di NSB con quanto ne consegue, ovvero la prossima conclusione delle note a margine relative al ciclo TuttoVerdi, qualche articolo che mi gira per la testa da un po’ e varie altre amenità. Purtroppo con la recente morte di Magda Olivero, registro anche l’ultimo di una serie di gravi lutti avvenuti nel 2014 nel mondo della lirica: prima della divina Magda ci hanno lasciato anche Licia Albanese, Carlo Bergonzi e Cristina Deutekom. Un’intera generazione di artisti e, forse, un intero modo di fare opera che sono scomparsi per sempre.

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Verso Antigone

Segnalo a tutti che domani sera, al Teatro Lauro Rossi di Macerata, andrà in scena nell’ambito del Mercoledì Mania, all’interno del Festival Off del Programma 2014 della 50° Stagione Lirica dell’Arena Sferisterio di Macerata, lo spettacolo Verso Antigone, serata in ricordo del compositore maceratese Lino LIviabella nel 50° anniversario della morte. L’evento, a cura del sottoscritto, vede la partecipazione di Maria Pilar Perez Aspa, Lorenzo Bavaj, Flavia Votino, Chiara Malvestiti, Michele Ciopettini e del quartetto d’archi dell’Orchestra giovanile marchigiana ed è anche a ingresso gratuito, per cui accorrete numerosi!

AntigoneIn città è anche possibile visitare la mostra diffusa #Sferisterio50/Esercizi di memoria: Macerata, l’opera, l’estate: visto che anche questa è a ingresso gratuito intervenite numerosi.

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Dionilla – il Ritorno! (Cingoli – 31 maggio 2014)

Lo so che è un po’ tardi ma lo segnalo lo stesso. Accorrete numerosi al Circolo Cittadino di Cingoli (Mc)!! Anche perché l’ingresso è gratuito!🙂

front  bis

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Tito l’Illuminato – Jesi, 30 maggio 2014

La Clemenza di Tito

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