Archivio per 29 ottobre 2011

Per piano o per fiati

Settembre come “mese rossiniano” si era chiuso con un omaggio alle composizioni vocali da camera (un genere che, personalmente, amo moltissimo) del pesarese: un buon motivo per dedicare un post anche alla produzione verdiana per voce e pianoforte, sebbene la sua esiguità (una trentina scarsa di liriche) non nasconda lo scarso interesse nutrito da Giuseppe Verdi per un genere sentito, evidentemente, come d’occasione. Su questi brevi frammenti per voce e piano pesa, inoltre, il giudizio tutt’altro che lusinghiero espresso da Massimo Mila ne La giovinezza di Verdi: “Sono composizioni modeste, che prolungano il gusto provinciale della romanza da salotto, già largamente coltivata da Verdi a Busseto”. Che si tratti di pagine molto spesso non indimenticabili e, sicuramente, non paragonabili per quantità e qualità alla produzione rossiniana o donizettiana (quest’ultima, peraltro, davvero sterminata) è innegabile, ma questi brevi bozzetti (la maggior parte dei quali risalgono a prima del 1850) meritano di essere conosciuti, sia perché spesso assolutamente godibili, sia per la curiosa storia che si cela dietro ad alcuni di essi. In generale le arie da camera verdiane toccano a volte temi patriottici, molto più spesso quelli romantici dell’amore tradito e/o doloroso e, in qualche caso, anche atmosfere popolareggianti. A differenza di quanto avverrà con la produzione cameristica di Giacomo Puccini, in quella di Verdi non si ravvisano evidenti spunti tematici che poi verranno travasati nelle opere liriche, quanto piuttosto suggestioni che richiamano temi poi celebri e/o affinità nella costruzione della melodia. In ogni caso molti critici hanno fatto notare la presenza di spunti riconoscibili, afferenti non solo La traviata o La forza del destino, ma persino la seduzione di Dalila “Mon coeur s’ouvre à ta voix” dal Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns.

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